Tailandia settentrionale: Sukhothai, Chiang Mai e il Golden Triangle

13 Luglio 2015
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Cari Amici,

anche il capitolo Tailandia giunge alla fine.
Dopo circa 25 giorni tra mercati, cibo piccante e templi buddisti possiamo finalmente ritenerci soddisfatti.

L’ultimo articolo vi lasciava a Uthai Thani, piccola provincia tailandese priva di qualsiasi forma di turismo e/o di ogni attrazione degna di nota, ma dove siamo riusciti a osservare la vera cultura nazionale, trovandoci continuamente in mezzo a gente del posto.

Da lì ci siamo poi spostati a Sukhothai, altra ex-capitale del regno, dunque ricca di rovine e di storia. Da quanto abbiamo potuto apprendere da Jib, la nostra guida in bicicletta per la giornata a Sukhothai, la storia della Tailandia è la storia di quattro regni diversi.
Il primo e il più importante aveva per capitale Sukhothai, il secondo Ayutthaya, il terzo una città non troppo lontana da Bangkok e il quarto Bangkok, il tutto per un totale di circa dodici re. 
Attualmente la Tailandia è una monarchia parlamentare. Il re, molto stimato dai suoi sudditi, ha 87 anni e suo figlio, che al contrario non gode di nessun tipo di stima, è l’erede al trono che nessun tailandese vorrebbe (sembra essere il Berlusconi del luogo: pieno di donne e non affatto serio). 
Per questo motivo e per evitare che il vecchio re abdichi prima di morire, l’esercito ha preso il potere stabilendo in Tailandia una “democrazia” a regime militare. Sembrerebbe una cosa negativa ma per i tailandesi, data l’importanza che attribuiscono all’attuale re, non lo è.

Per tutto il paese le strade sono decorate con foto della famiglia reale, soprattutto del re, della regina e della principessa, ognuno con il rispettivo stemma e colore. Sì perché, in Tailandia, ogni giorno della settimana coincide con un colore. Dunque, in base al giorno in cui si nasce si avrà un colore differente. Il re, per esempio, è nato di lunedì, quindi la sua bandiera è gialla, mentre la principessa è nata di mercoledì, quindi viola.
Credo che la storia dei colori sia legata al buddismo, anche se non ne sono troppo sicura (mi sono dimenticata di chiederlo).

Insomma, Sukhothai ci è piaciuta tantissimo. La vecchia città è protetta da mura e dal fiume che ne segna l'antico confine, le rovine sono meravigliose e la giornata in bicicletta con Jib, per quanto stancante e molto calda, è stata interessantissima. 
Jib, prima di diventare padre di famiglia, è stato monaco per qualche anno, come molti dei ragazzi tailandesi tra i 20 e i 25 anni di età. Anche per questo mi sono divertita a chiedergli di tutto, dai simboli nazionali all'iconografia buddista, alle posizioni del budda, alle tradizioni famigliari, ai serpenti… insomma tutto. E da persona estremamente acculturata che è, Jib ha soddisfatto ogni mia curiosità. 
A proposito di serpenti, oltre a vederne un paio morti, al nostro rientro in bicicletta ci ha attraversato davanti uno di quelli lunghi circa un metro e mezzo e di colore nero e marrone. L’incontro ravvicinato è stato poi seguito da una serie di racconti di Jib sui cobra reali e la caccia ai serpenti da quelle parti. Che ve lo dico a fare, negli ultimi venti minuti per la strada sterrata i miei occhi erano come un radar!

Il giorno dopo abbiamo rimesso lo zaino in spalla e ci siamo diretti a Chiang Mai, altra carinissima città del nord. Costruita seguendo la struttura di Sukhothai, Chiang Mai è, però, molto più grande e anche più turistica, comunque mai quanto Bangkok.
In questa città, che sarebbe stata la nostra meta finale, ci siamo concessi molte escursioni. Avendo cinque giorni a disposizione, dopo il primo giorno trascorso in giro con il motorino alla ricerca di templi e cose da vedere, abbiamo deciso di dedicare i giorni seguenti ad attività di vario genere.

La cosa in assoluto più interessante di Chiang Mai, oltre ai mercati locali del sabato e della domenica pieni di merce artigianale di ogni genere e al tempio in collina, è stata per noi la “monk chat” di cui vi parlavo. 
Chiang Mai, infatti, è una città universitaria che raccoglie moltissimi monaci da molte parti del sud-est asiatico. I monaci, per migliorare il loro inglese, si offrono di rispondere alle domande dei turisti sul buddismo o su qualsiasi curiosità e senza limite di tempo. 
Il primo giorno che ci siamo recati al tempio-università, il mercoledì, ci siamo imbattuti in una cerimonia piena di gente importante. Si trattava di un funerale, alla fine del quale veniva bruciato un tempietto contenente le ceneri della ex-regina del regno Lanna. La cerimonia è stata divertente e interessante da osservare e i monaci erano tutti lì riuniti, quindi non era possibile fare la chiacchierata. 
Per questo motivo, siamo tornati nello stesso posto il giorno seguente, il giovedì. Sono state due ore della mia vita che credo dimenticherò difficilmente. Dopo aver letto un libro sul buddismo quando ero in Australia, ero piena di domande da fare ai due giovani monaci ventiquattrenni che mi trovavo davanti. Abbiamo parlato di budda, del cristianesimo, del loro modo di vivere e del nostro. Abbiamo scherzato e fatto i seri, a seconda delle domande che ci passavano per la testa. Potrei scrivervi dieci pagine su quello che ho appreso sul buddismo e sulla cultura buddista ma non mi sembra il caso. Quello che posso dirvi ora è che il buddismo, che non è una religione bensì una filosofia di vita, è veramente coinvolgente e consiglio a chiunque di provare a osservarlo più da vicino.

Un altro momento molto divertente a Chiang Mai è stato due giorni fa, al mercato della domenica. Stavamo camminando tranquillamente per le bancarelle quando, improvvisamente e non so esattamente da dove, l’inno nazionale ha iniziato a risuonare per le strade. Ok, nulla di troppo strano, se non fosse che tutti si sono fermati di colpo. E per tutti intendo tutti. E in qualsiasi posizione. Tanto per farvi capire, è successo esattamente come quando si gioca a ‘un, due, tre, stella’. Chi era girato a ovest, chi di sbieco, chi a gambe incrociate e chi appoggiato al palo con la sigaretta. Al risuonare dell’inno, tutti si sono immobilizzati nelle rispettive posizioni per circa un minuto (noi compresi perché, sapete come… ci sentivamo un po’ costretti a fare lo stesso). Poi, una volta finito l’inno, tutti hanno ripreso a fare ciò che stavano facendo. La mia faccia era, poi, un misto tra sbalordimento e divertimento.

Per il resto, a Chiang Mai abbiamo prenotato una giornata per visitare il tempio bianco di Chiang Rai e il Golden Triangle, cioè il punto in cui Tailandia, Myanmar e Laos confinano, un giorno di corso di cucina tailandese proposto da una dei giudici di MasterChef per le uscite in Tailandia (ha fatto corsi anche a Gordon Ramsie, pensate come si deve essere sentita nel vedere me con una padella in mano!), un giorno di relax tra massaggi e passeggiate e un giorno di lanci con le funi in mezzo alla foresta pluviale poco più a sud della città.

In generale, le escursioni sono state un ottimo modo per concludere la nostra vacanza tailandese.

Per quanto mi riguarda trovo che la Tailandia diventi sempre più bella mano a mano che ci si sposta verso il nord, sia dal punto di vista paesaggistico che dal punto di vista culturale, con una cucina più sofisticata, massaggi migliori e posti più antichi da visitare.
Dopo la catastrofe di Bangkok, infatti, il nord ha pienamente soddisfatto le nostre aspettative: la gente è più rilassata ed è più facile entrare in contatto con la cultura del posto.
Dopo aver visitato una piccola parte dell'Indonesia, Malesia, Singapore e tutta la Tailandia, se dovessi dare un consiglio a qualcuno in procinto di partire, suggerirei senza dubbio Bali e l'Indonesia come prima scelta. Dopodiché Singapore e Tailandia forse a pari merito. Entrambi i paesi sono molto belli ma si tratta di due cose completamente diverse: Singapore è una città, la Tailandia è grandissima. La noiosa Malesia finisce all'ultimo posto, o perlomeno quella peninsulare che abbiamo visitato noi.
La classifica tailandese invece vede le isole Phi Phi e Phuket al primissimo posto per il paradiso che offrono, poi Sukhothai per l'interessante storia e il bellissimo paesaggio, poi Chiang Mai e il nord per la varietà di attività che offrono, al quarto posto Ayutthaya e infine Bangkok. Sconsigliamo Ko Samui e le isole più grandi del golfo. Se volete godervi il mare da quelle parti, meglio le isolette più piccole come Ko Tao!
Il cibo ai mercati è da preferire a quello dei ristoranti. Inoltre, se la trovate, è sempre meglio girare con una guida che sappia spiegarvi qualche curiosità, altrimenti si tratta di un ammasso di templi e risaie di cui potreste annoiarvi facilmente. Infine, spray anti-zanzare sempre con voi così come la protezione solare, preparatevi agli sbalzi di aria caldissima e aria condizionata nei posti chiusi e bevete tanti buonissimi frullati di frutta tropicale!

Tornando a noi, per concludere l'articolo, oggi abbiamo preso l’aereo da Chiang Mai a Kuala Lumpur. Siamo di nuovo da Jess per fare un giro più approfondito della Malesia. 
Purtroppo è ufficiale: non abbiamo più risorse per il Vietnam, quindi abbiamo pensato di sfruttare l'appoggio che abbiamo qui e forse andare in Sri Lanka ;)

Ecco tutto, Amici.

Un abbraccio e a prestissimo :)

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Marta Volpi

Attratta dalle lingue straniere sin da piccola, la sua passione si concretizza all’età di 15 anni, quando compie il suo primo viaggio di tre mesi a Berlino, in una famiglia e in un contesto dove parlerà soltanto tedesco. Seguono continui viaggi di diversi mesi in Germania, che dureranno per tutta la carriera scolastica, universitaria e oltre, con esperienze a Berlino, Würzburg e Heidelberg. Sul fronte della lingua inglese, esperienze lavorative a Bristol (Inghilterra, tre mesi) e in Australia (Perth, Melbourne, otto mesi).

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