Pink Lake, Great Ocean Road e arrivederci Melbourne

09 Giugno 2015
Author :  

Dear friends,

anche la nostra esperienza a Melbourne è giunta al suo termine. Domani si parte per una breve visita a Sydney e poi… si parte e basta. 

Con le lacrime agli occhi mi sto già preparando psicologicamente alla partenza da questo meraviglioso continente e sabato pubblicherò l’ultimo grande articolo australiano, che sto già scrivendo.
Ma sorvoliamo questo tasto dolente per un attimo e parliamo invece di questi ultimi movimentatissimi giorni in città. 
Mik ha comunicato ai suoi manager la sua partenza e anche loro, come era successo a Perth, l’hanno pressa bene. 
La vendita di Giocondo è stata in un certo senso un inizio di addio a questo splendido viaggio fatto di spiagge mozzafiato, deserto arido, piante e animali esotici e tanti amici. Ma non volevamo finire con il ricordo di due mesi in città, quindi ci siamo concessi due delle nostre solite ‘scampagnate’.

La prima è stata sabato in direzione ‘pink lake’, il lago rosa che si trova poco fuori il distretto commerciale della città. L’Australia è famosa per alcuni dei suoi laghi rosa, sparsi in tutto il continente. Di preciso non so quanti ce ne siano, ma di sicuro ce n’è uno in Western Australia e uno in South Australia perché ci siamo passati nel corso del roadtrip. Quando ci eravamo avvicinati a quello nel South Australia, in realtà, ne eravamo rimasti un po’ delusi perché non era proprio rosa, ecco. Questo, invece, lo era e come! Il colore del lago salato dipende da una reazione chimica che avviene fra le alghe e i batteri che lo popolano, in aggiunta alla luce del sole e alla temperatura esterna. Dicono che d’estate sia ancora più rosa. A noi è sembrato, comunque, già abbastanza colorato e atipico. Come molte altre cose qui in Australia, anche il pink lake ci ha lasciato a bocca aperta e ci ha ricordato dell’onnipotenza della natura.

Il giorno seguente, cioè la domenica, abbiamo lavorato tutti e due molte ore e ci siamo preparati al lunedì, giornata in cui avevamo programmato la grande gita in compagnia di Gabriele, Marco e i nostri amici di Hong Kong, ribattezzati da Michelangelo come Pito, Gavino e Casino. La gita prevedeva una delle mete più famose d’Australia e del mondo: la Great Ocean Road. 
Questa incredibile strada che costeggia l’Oceano Antartico per 243 km è stata costruita dai primi prigionieri europei intorno al 1916 e attraversa diversi paesini offrendo vedute mozzafiato di scogliere e rocce in cui si infrangono onde altissime. Proprio per queste onde impressionanti, la Great Ocean è una delle tappe più amate dai surfisti. Non a caso i mondiali di surf si tengono in due delle spiagge lungo il tragitto e due dei marchi più noti ai surfisti, la Rip Curl e la Quicksilver, hanno sede in uno dei paesi che si incontrano percorrendola. Ma non solo: date le innumerevoli curve e il panorama da cartolina, un sacco di motociclisti percorrono la Great Ocean Road tutto l’anno. 
Noi, in sette, non potevamo permetterci la moto, quindi ci siamo noleggiati un bel van da otto pagando solo 104$ per un’intera giornata. Io, Mik e Gabriele ci siamo alternati alla guida (i ragazzi di Hong Kong non hanno patente) e, a parte il sole che si è fatto pregare, la giornata è stata bellissima.
Ovviamente non abbiamo percorso tutta la Great Ocean Road ma siamo arrivati oltre la metà ai Twelve Apostles, e poi siamo tornati indietro. Siamo partiti la mattina alle 9 e siamo ritornati la sera alle 21.30 circa.
La prima fermata è stata poco dopo la partenza, per visitare una cascatella immersa in una foresta pluviale di eucalipti. Dopo di che ci siamo diretti a Kennett River, una località in cui è più facile avvistare koala e pappagalli. Infine siamo proseguiti dritti fino ai dodici apostoli, meraviglie della natura. 
Si tratta di rocce formatesi in secoli di storia: prima ancora dell’era glaciale, i residui degli animali e delle alghe si sono depositati formando sott’acqua uno strato unico e piatto di roccia. A seguito dell’abbassamento del livello del mare, tale roccia è venuta in superficie. In un terzo momento, il livello dell’acqua si è alzato nuovamente e la forza corrosiva dell’acqua ha modellato questo piano roccioso in grandissimi scogli che di anno in anno cambiano forma, si sgretolano e rinascono. E’ proprio il caso di dire: una forza della natura! Perché li chiamano 12 apostoli? Non si sa, visto che in realtà se ne vedono solo otto e dall’elicottero undici. Pare, però, che pochi anni fa se ne sia sgretolato uno. Ma allo stesso tempo altri stanno nascendo. Dunque, non si sa.
Ad ogni modo, oltre alle soste ‘ufficiali’, ci sono state tante piccole pause negli spiazzi in cui era possibile ammirare il panorama. E ci sono state tante risate in macchina e fuori, tanta bella compagnia e come al solito siamo tornati a casa con il cuore pieno di stupore e di gioia.

Oggi è l’ultimo giorno qui in ostello. Stasera Mik mi porterà a mangiare nel ristorante in cui ha lavorato perché ancora non ci sono mai stata. Poi torneremo in ostello e ci saluteremo con tutti gli altri, probabilmente preparerò i soliti tanto acclamati pancake.

Vorrei concludere questo articolo, però, parlandovi di un evento se possibile ancora più bello di quelli descritti, avvenuto sabato dopo la visita al Pink Lake.
Perché, sapete, la natura non è solo quello che c’è fuori. La natura, come ama dire lei, siamo anche noi, le persone in carne e ossa, e dio non è altro che un qualcosa di grande che si trasmette di essere in essere sotto forma di energia. Quando moriamo, dice zia Rina, non facciamo altro che rilasciare energia alla terra, la stessa che ce l’ha data. 
Ecco, sabato siamo andati a salutare la rappresentante per eccellenza della forza della natura: zia Rina. Ve la ricordate? Ne avevo già parlato. Rina è una donna rivotortese che 56 anni fa è venuta in Australia con suo marito e da allora vive ancora qua, separata e con un figlio ormai in cielo. Ha 85 anni suonati ma ancora dipinge, fa la scultrice, scrive poesie, cucina da dio, non si è scordata una sola parola di italiano e ha un’energia che davvero, quando vorrà restituirla alla terra, ce ne sarà per molti.
La settimana scorsa l’ho chiamata per dirle che saremmo passati a salutarla. Per non farsi trovare impreparata, ci ha cucinato tagliatelle fatte in casa, pollo, maiale e insalata. E ci ha dedicato due delle sue preziosissime ore, mostrandoci ancora quadri e sculture e facendomi leggere alcune delle sue nuove poesie che vorrebbe pubblicare in Italia per poi donare il ricavato in beneficenza. 
In queste due ore abbiamo imparato che il segreto è non arrendersi mai, che fare del bene, alla fine dei giochi, è l’unica cosa che conta a questo mondo. Con quella bontà disarmante, zia Rina ci ha trasmesso il bello di vivere anche a 85 anni. Non sto parlando di ingenuità, attenzione, ma di bontà. Perché Rina è tutto, credetemi, tutto tranne che ingenua. Al contrario di molti suoi coetanei, è molto furba e informata sui fatti, ci tiene sempre a dire la sua ed è fermamente convinta delle cose che la vita le ha insegnato. 
Abbiamo parlato con lei di arte, tatuaggi, religione… di molte cose. 
Breve parentesi, Mik si è fatto il suo primo tatuaggio. Io ad Adelaide, lui a Melbourne. Per dirla con le parole di Giulia: perché quest’Australia ha proprio lasciato il segno.
Chiusa parentesi, Rina, per salutarci e per ringraziarci mi ha regalato una delle sue bellissime opere, un quadro-scultura che aveva fatto quando aveva venti anni circa. Ovviamente, ho voluto che scrivesse dietro la dedica.
Credo che quello di sabato, più che un congedo, sia stato un vero e proprio addio. L’abbiamo vista solo due volte, è vero, ma certe cose ti colpiscono in un secondo. Poi c’è da dire che sia io che Mik abbiamo una certa affinità con gli anziani. Amiamo e abbiamo amato i nostri nonni alla follia, nel mio caso, forse, senza nemmeno saperlo. Questo amore si traduce nel rispetto più assoluto per i ragazzini di una certa età. Non sto esagerando quando dico che ci piace proprio ascoltarli, sempre.
Ci mancava una nonna in Australia e ora sappiamo di averla. 

Cari amici, credo di avervi detto tutto. Come già accennato, pubblicherò il prossimo articolo fra pochi giorni. Per ora, vi saluto con gli ultimi versi di una poesia di Rina che amo particolarmente. La poesia si intitola ‘un pantano’ e parla, come tutte le altre scritte da lei, della grande vita di una piccola donna:

Ti accingi sotto la pioggia
anche senza ombrello
finché c’è da seguire la scia,
prendi il giorno e la notte,
come sia sia.

2189 Views
Marta Volpi

Attratta dalle lingue straniere sin da piccola, la sua passione si concretizza all’età di 15 anni, quando compie il suo primo viaggio di tre mesi a Berlino, in una famiglia e in un contesto dove parlerà soltanto tedesco. Seguono continui viaggi di diversi mesi in Germania, che dureranno per tutta la carriera scolastica, universitaria e oltre, con esperienze a Berlino, Würzburg e Heidelberg. Sul fronte della lingua inglese, esperienze lavorative a Bristol (Inghilterra, tre mesi) e in Australia (Perth, Melbourne, otto mesi).

  • P. IVA: 03449380546
  • Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Modulo contatti

  Mail is not sent.   Your email has been sent.
Top
We use cookies to improve our website. By continuing to use this website, you are giving consent to cookies being used. Cookie policy. I accept cookies from this site. Agree