Quokka, Rottnest Island e molto di più

13 Dicembre 2014
Author :  

Ciao Amici,

there you go with some updates from us. 

Le cose da dire sono talmente tante che stavolta credo proprio di sapere da dove cominciare: il lavoro.

Bene, vi avevo detto di non temere. Ebbene si, da una settimana non faccio più la mantenuta. Ora vi spiego come sono andate le cose. Il secondo giorno che siamo arrivati a Perth, Mik, parlando con dei ragazzi italiani in ostello, era venuto a sapere di un ristorante di alto livello che cercava staff. Il giorno dopo, insieme a Valerio, che già lavorava al C-Restaurant, si è presentato al manager, ha fatto la prova e nel giro di 48 ore aveva già il suo contratto. Si tratta di contratti chiamati “casual”, poco impegnativi per entrambe le parti. Il datore di lavoro ha il diritto di licenziarti quando vuole e noi abbiamo il diritto di andarcene in ogni momento, anche senza preavviso. 

La paga di solito è di settimana in settimana; Mik viene pagato ogni due settimane.

Ora, dal momento che già dal terzo giorno ero sola in giro per la città, pur non volendo cercare subito lavoro per concedermi il tempo di ambientarmi, ho deciso di consegnare 3, sottolineo 3 curriculum in giro, nei 3 bar che mi piacevano di più. Il piano era quello di iniziare a cercare seriamente il lunedì della settimana successiva. E invece, il lunedì mattina, prima ancora di uscire dall’ostello, con i curricula in mano, ricevo una chiamata del mio bar preferito. Settimana di prova andata, fra due giorni avrò il contratto anche io. 

Ora vi spiego perché sono follemente innamorata di quel posto. Camminando per il centro di Perth, a un certo punto ci si imbatte, un po’ per caso, in un vicolo piccolissimo che collega due delle strade principali. E di colpo non si è più a Perth, ma nei libri della Rowling, insieme a Harry Potter. Il mio fantastico bar si trova proprio a London’s Court, un vicoletto costruito a immagine e somiglianza della Londra di altri tempi. Persino l’ascensore per andare agli uffici, sotto l’arco, è in stile londinese! 

Per quanto riguarda le mie mansioni, inizialmente facevo la cameriera (il bar sarà pure un buco ma non c’è minuto in cui non ci sia gente), ora invece mi hanno messo alla cassa. La cosa è ancora più divertente perché, oltre a parlare con mille persone diverse e a imprecare ogni volta che non riesco a decifrare l’impossibile accento australiano, do il resto in dollari australiani! Voi direte, quindi? Niente, sono le banconote più belle che abbia mai visto: coloratissime, mettono allegria. L’unica pecca è la solita faccia della solita regina Elisabetta, ma va beh, d’altronde sappiamo quanto siano megalomani gli inglesi quando ci si mettono. Per quanto riguarda Mik invece, lui fa il “runner” al 33simo piano di uno dei grattacieli di Perth, proprio sopra la mia testa. "Runner" significa che porta il cibo ai tavoli, ma non prende ordini e non porta bevande, per quello ci sono altre due figure. Lavora molte più ore di me, ma guadagna anche di più. È un ristorante molto conosciuto e con molti posti (220 persone a pranzo e altrettante a cena).

La parentesi lavoro mi è servita, tra le altre cose, per potervi raccontare di un episodio buffo e abbastanza deprimente a cui ho assistito oggi al lavoro. Eh si perché, nella London’s Court, l’attrazione turistica dei prossimi dieci giorni, a partire da oggi, sarà niente di meno che… un quarto d’ora al giorno di… neve artificiale! Ora, provate a rivivere con me questo momento cercando di essere emotivamente vicini ai cittadini australiani. Siamo dall’altra parte del mondo, è estate. Trentadue gradi, zero nuvole, gente in ciabatte e pantaloncini. Bar pieno, persone scalpitanti in piedi per tutto il vicolo, alzando la testa si notano persino gli apparecchi da dove verrà sputata la famosa neve (dunque l’effetto non è nemmeno troppo sorpresa). Uno… due… tre… esce la neve e… la gente è in delirio! Foto, urla, applausi. Al che, esco anche io dal bar, alzo la testa e cosa vedo? Due spruzzi di neve come possono essere da noi i coriandoli che scendono dai carri di carnevale del mio paese. Ora starete sorridendo, lo so. Ma provateci voi a passare tutti i santi Natali sotto il sole cocente mentre la radio passa “white Christmas” e Babbo Natale è vestito fino al collo!!! Deve essere frustrante, per i nostri occidentali a testa in giù, dover cantare ogni anno bianco Natal, quando di bianco non ci sono nemmeno gli intonachi delle case. Ci ho fatto una risata, ma devo dire che sono ancora un po’ sconvolta.

A parte questo piccolo episodio tragicomico, ci tenevo a parlarvi di un’altra cosa a cui tutti pensano quando si parla di Australia: gli aborigeni. Se vi dicessi che ho visto degli aborigeni, chi pensate che abbia visto? Gente nuda, coperta da foglie, che non parla l’inglese, vive di caccia e non sa cosa sia un cellulare? 

Errato, erratissimo. Ci sono rimasta un po’ male anche io, ma non è così. Gli aborigeni sono persone come noi, vestite esattamente come noi. Hanno la loro lingua ma parlano perfettamente anche l’inglese. Si riconoscono dai loro marcati tratti somatici, il colore e l’odore della pelle e i capelli per lo più castano chiari, sottili e ricci in fondo. Gli aborigeni, qui, a livello di considerazione sociale, sono un po’ come da noi i rom. Gli occidentali, come sempre, hanno preso il sopravvento e, nonostante il governo paghi le comunità aborigene per “preservarle”, tutto quello che in realtà fa è dare loro lavoro come spazzini o incentivarli all’ozio. Spesso li vedi ubriachi che imprecano contro qualsiasi cittadino bianco, seduti ai bordi della strada. Lo so, brutta storia. Se non altro perché fa specie pensare che quelli che più avrebbero “diritto” di vivere in questo posto sono loro, e invece, come al solito, il diritto se lo sono conquistato altri. Non andiamo a toccare il tema colonizzazione e guerre, sennò finiamo a parlare di politica e preferisco evitare.

Cos'altro è successo in questa settimana? Ah si, ci siamo trasferiti nella nostra nuova casetta. Eccezionale. Grande. Ottima posizione. Per ora abitiamo con una coppia di coreani e una di italiani. Fra qualche giorno i ragazzi italiani se ne andranno, noi prenderemo la loro stanza e qui tornerà un’altra ragazza coreana. In totale saremo noi e 3 coreani. E la cosa ci piace da morire, visto che sia io che Mik amiamo la cucina asiatica.

Finiamo con il botto, raccontandovi della gita settimanale a Rottnest Island, un’isola a circa due ore di viaggio da Perth. Quando vi parlo di spiagge magnifiche e mare bellissimo, tenete presente che siamo in mezzo all’oceano, per la precisione oceano Indiano. Non è una cosa da sottovalutare, per due motivi: uno, c’è sempre tantissimo vento e sempre freddo. Devo ammettere che è molto fastidioso, non ti puoi mai permettere di uscire in pantaloncini e canottiera. Io mi porto sempre una felpa dietro perché, se sono all’ombra, sento tanto freddo! Due, attenzione alle correnti e alla forza delle onde. Le nostre amiche australiane ci hanno raccomandato di stare molto attenti. “Avete mai nuotato nell’oceano?”, ci hanno chiesto. “Non è affatto come i vostri mari, è molto più aggressivo. Nuotate entro le boe e quando sentite la sirena che annuncia allarme squali, uscite immediatamente dall’acqua”. Non sto inventando niente, qui funziona così. Ma non c’è da avere paura, sono organizzatissimi per questo, e i bagnini non sono quelli che ti vendono i maxibon, ma stanno di guardia su postazioni serie e sono sempre almeno in tre.

Detto questo, a Rottnest Island, in mezzo all’oceano Indiano, ci si arriva con il traghetto. Martedì, giornata ventosissima ma soleggiata, partiamo alle 8 e alle 11 siamo lì, con tanto di biciclette noleggiate. 

La caratteristica di questa isola, oltre alle spiagge mozzafiato, sono i suoi piccoli e curiosi abitanti, i quokka. Si tratta di piccoli marsupiali presenti solo a Rottnest Island e in un’altra isoletta vicino Albany. Io e Mik, non conoscendone il nome, li abbiamo subito ribattezzati “nutrie”. 

Bene, pedalando nell’entroterra dell’isola per spostarci da una spiaggia a un’altra, cercavo disperata questi piccoli animaletti tra i cespugli o sopra agli alberi, senza mai avvistarne uno. 

E la ricerca non era nemmeno piacevole, perché dovete sapere che l’Australia, tra le altre cose, è famosa per le sue mosche che ti assalgono e non ti si staccano mai di dosso. Appena si esce un po’ fuori città, una serie di mosche ti si piazza davanti la faccia continuando a ronzare senza sosta. Molti australiani, infatti, hanno il cappello con la retina davanti. Noi, purtroppo, non ci avevamo ancora pensato, quindi abbiamo semplicemente continuato a pedalare imprecando contro qualsiasi cosa. 

Tuttavia, dicono che gli sforzi prima o poi vengono ripagati. Ed è così che a fine giornata, al momento di tornare al traghetto, riprendiamo la strada principale un po’ amareggiati per non aver avvistato nemmeno mezza nutria, arriviamo al punto dell’isola in cui ci sono piadinerie, bar e supermercati, e indovinate chi incontriamo davanti a Subway? Una nutria!!! E poi ancora un’altra e altre ancora. 

Insomma, i quokka sono come da noi i gatti o i cani. Altro che entroterra e alberi! Camminano fra la gente mangiando le briciole dei nostri panini e se li accarezzi sono più che contenti.

Felici dell’ormai inaspettato incontro e della bellissima giornata siamo ripartiti e per le ore 20 eravamo a casa.

Mi rendo conto che a immaginarsi tutte queste cose si fa fatica, ma non temete: in fondo all’articolo trovate tutte le foto. Se cliccate, le vedrete in grande e con la didascalia.

Insomma amici, sono stata molto più prolissa ma, credetemi, le cose da dire sono tantissime! 

La famosa aria di Perth si è riscaldata e pure tanto, il nostro viaggio si sta facendo sempre più bello e interessante e non si finisce mai di imparare. 

In fondo perché viaggiamo? Per sete di conoscenza. Per vedere, toccare, sapere. Perché a conoscerle, le cose, si diventa più ricchi di un milionario. 

Baci e al prossimo aggiornamento!

869 Views
Marta Volpi

Attratta dalle lingue straniere sin da piccola, la sua passione si concretizza all’età di 15 anni, quando compie il suo primo viaggio di tre mesi a Berlino, in una famiglia e in un contesto dove parlerà soltanto tedesco. Seguono continui viaggi di diversi mesi in Germania, che dureranno per tutta la carriera scolastica, universitaria e oltre, con esperienze a Berlino, Würzburg e Heidelberg. Sul fronte della lingua inglese, esperienze lavorative a Bristol (Inghilterra, tre mesi) e in Australia (Perth, Melbourne, otto mesi).

  • P. IVA: 03449380546
  • Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Modulo contatti

  Mail is not sent.   Your email has been sent.
Top
We use cookies to improve our website. By continuing to use this website, you are giving consent to cookies being used. Cookie policy. I accept cookies from this site. Agree