Adelaide e Kangaroo Island

01 Aprile 2015
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Dear friends,

ultimo articolo sul nostro road trip prima di metterci al lavoro. Vi sto scrivendo, infatti, dalla piccolissima biblioteca di Yankalilla, 60 km a sud di Adelaide. Ci siamo fermati qui di ritorno da Kangaroo Island e stiamo sfogliando i vari annunci di lavori in fattoria su Gumtree.

Abbiamo già diversi contatti e persone che stanno tentando di aiutarci, dunque siamo fiduciosi di trovare un lavoretto quanto prima. Ma, come sempre, non c’è fretta.

Voglio invece raccontarvi questa settimana appena passata, dedicata a due posti che ci sono piaciuti davvero tanto: Adelaide e Kangaroo Island.

Tutti ci dicevano, a Perth, che Adelaide era una città noiosa e monotona. Noi non l’abbiamo vissuta abbastanza forse, è vero, ma la nostra prima impressione è stata più che positiva. A noi ci è sembrata una città molto viva, piena di parchi pulitissimi e dotati di barbecue, bagni pubblici, prese per la corrente e pure wifi. 

Il centro città è identico a Perth, ma la cosa non mi stupisce. Qui in Australia, come in altre parti del mondo del resto, il piccolo artigianato è praticamente inesistente. Il che significa che in tutte le città ci sono gli stessi grandi negozi come Nike, Target, JB Hi Fi ecc. Insomma cambia la disposizione ma non il contenuto, cambiano gli addendi ma non il risultato. E la stessa considerazione può essere fatta per i prodotti che i vari negozi offrono. Mi riferisco in particolare alla ristorazione e ai bar. 

In Italia, ogni bar vende dolci più o meno diversi, fa il caffè a modo suo ed è organizzato in un certo modo che lo distingue da altri locali. Qui in Australia, invece, e penso ormai di poterlo dire visti i kilometri percorsi e i bar frequentati, tutti propongono le stesse identiche torte, gli stessi identici caffè, le stesse identiche bibite con le stesse identiche cannucce. E’ come se vai a Bologna e chiedi un pezzo di ciaramicola (ora che siamo sotto Pasqua concedetemi questa similitudine), e al bar, invece di spalancare gli occhi ti rispondono ‘certo, ecco a te la ciaramicola’. O meglio ancora, come se viene un siciliano da noi, entra al ristorante e chiede ‘una porzione di panelle, per piacere’, e il cameriere annuisce senza stupore annotando l’ordine. In sostanza, non esiste tradizione culinaria, qui. Tutti mangiano la black forest, la carrot pie, la lemon meringue e tutti bevono l’iced coffee o il flat white. Da Perth a Sydney, un intero continente, dappertutto le stesse cose.

Parentesi semicritica a parte, di Adelaide mi è piaciuta soprattutto la casualità con cui abbiamo incontrato opossum e koala. Già, perché uno non si aspetta di vedere animali in città, se non cani o gatti. Invece una sera, preparando la cena sul barbecue di un parco in centro città, ecco che si avvicina un curioso animaletto che sembrava essere un incrocio fra un gatto, un coniglio e un maialino. Invece era… un opossum! Questi piccoli compagni amichevoli escono quasi solamente al calar del sole e vivono sugli alberi, ma non hanno paura ad avvicinarsi se offri loro qualcosa da mangiare.

Sempre passeggiando con la macchina per Adelaide, poi, avvistiamo un cartello giallo in cui era indicato di fare attenzione ai koala. A quel punto, fra case ed eucalipti, decidiamo di scendere e chiedere ad un signore del posto se fosse stato possibile avvistarli. La sua risposta è stata semplice: ‘noi li vediamo tutti i giorni e sono tantissimi, stanno in cima agli eucalipti e se siete fortunati potrete avvistarne qualcuno. Basta guardare la loro cacca per terra o sentire il loro richiamo’. Immaginate la nostra reazione. E chi la conosce la cacca dei koala? E chi li ha mai sentiti? Morale della favola, mentre ero intenta a cercare su google le immagini di cacca di koala, ecco Mik che mi chiama e mi fa ‘eccolo!’. Era veramente tanto in alto, forse a 40 metri da noi. Ma il primo koala avvistato per caso in città è stata, almeno per me, una grande emozione.

Ma la vera esplosione di avvistamento animali è stata, come previsto, a Kangaroo Island.

L’isola dei canguri, proprio a sud di Adelaide, è percorribile orizzontalmente in due ore di macchina e verticalmente in 45 minuti, dunque è abbastanza grande. I primi colonizzatori arrivarono intorno al 1800. Nemmeno gli aborigeni popolavano quest’isola, il che significa che Kangaroo Island, al momento dell’arrivo dei primi francesi e inglesi, pullulava di vita animale. E ancora oggi è così. In tre giorni abbiamo visto foche neozelandesi, leoni marini australiani, echidne (simili ai ricci), opossum, koala, canguri, wallaby, uccellini in via di estinzione e goanna (lucertoloni lunghissimi). E molti altri sono gli animali che non abbiamo fatto in tempo a vedere: pinguini, serpenti tigre, platipi ecc.

La colonia di foche è stata un’esperienza davvero indimenticabile. Durante la visita guidata è obbligatorio mantenere una distanza dalle foche di almeno 10 metri. Purtroppo, questa specie è in via di estinzione. Il motivo risiede nel fatto che i primi colonizzatori giunti nell’isola fecero della caccia alle foche un grande commercio. Le foche erano molto pregiate sia per la loro pelle che per il grasso che producevano, utile, all’epoca, per l’alimentazione delle lampade.

I koala invece, stavolta, erano davvero tanti e li abbiamo visti da vicino e da lontano. Abbiamo incontrato echidne e goanna, specie endemiche dell’isola, per caso, mentre passeggiavamo. E questi sono stati ovviamente gli incontri più belli. Pensate che io e Mik stavamo osservando un uccellino verde e minuscolo nascosto in un cespuglio, quando Mik urla e mi fa ‘oh, si ma guarda sotto!’. Abbasso la testa e vedo un lucertolone di almeno 60 cm, fermo immobile, che si mimetizzava perfettamente con il terreno. Stessa cosa per l’echidna, un incrocio tra un riccio e un istrice con il becco di una papera, avvistato mentre attraversava la strada in tutta tranquillità per andarsi a nascondere in un cespuglio.

A Kangaroo Island abbiamo fatto anche sand boarding, cioè snow boarding sulle dune di sabbia. Un po’ di attività fisica ci stava bene. E ci siamo divertiti tanto. 

Per non parlare delle meravigliose coste frastagliate e delle rocce granitiche erose nei secoli.

Ultima curiosità. Proprio ieri ci siamo imbattuti in una scolaresca in spiaggia a Stokes Bay. Saranno stati almeno 30 ragazzini con 4 o 5 insegnanti. Vi starete chiedendo, e allora? Niente, mi sembra solo estremamente interessante notare che mentre noi a 12 anni andiamo in gita a Tarquinia o a Firenze, gli australiani, in mancanza di arte, vanno in gita in spiaggia e fanno surfing, o scalano le rocce attraversando boschi pieni di animali selvaggi. 

Mi sembra una cosa davvero bella. Loro hanno la natura, ed è con la natura e in mezzo alla natura che li fanno crescere. Il rispetto per l’ambiente in cui vivono è stupefacente e ammiro questo popolo per questo (nonostante i loro antenati si siano distinti per l’esatto opposto).

In conclusione, amici, la prima parte del nostro road trip è finita coi fiocchi.

Ora il conto in banca piange veramente, e quindi è ora di rimboccarsi le maniche ancora una volta. 

Ovviamente ci tengo a ricordarvi che per questa Pasqua mi mancherete voi e mi mancheranno tutte le nostre torte di Pasqua, le ciaramicole, il salame, il prosciutto e tutto quello che c’è di commestibile in Italia.

Tanti auguri a tutti i credenti e buona ingozzata!

A presto 

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Marta Volpi

Attratta dalle lingue straniere sin da piccola, la sua passione si concretizza all’età di 15 anni, quando compie il suo primo viaggio di tre mesi a Berlino, in una famiglia e in un contesto dove parlerà soltanto tedesco. Seguono continui viaggi di diversi mesi in Germania, che dureranno per tutta la carriera scolastica, universitaria e oltre, con esperienze a Berlino, Würzburg e Heidelberg. Sul fronte della lingua inglese, esperienze lavorative a Bristol (Inghilterra, tre mesi) e in Australia (Perth, Melbourne, otto mesi).

  • P. IVA: 03449380546
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