Tutta la forza di questa natura

30 Gennaio 2015
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Dear mates,

sono già passati due mesi. E siamo ancora qui, anche se il tempo prima della partenza per il nostro viaggio lungo la costa inizia a stringere. Eravamo quasi arrivati all’acquisto di un carinissimo campervan superattrezzato e funzionale.

Purtroppo abbiamo abbassato troppo il prezzo in fase di trattativa e gli offerenti lo hanno venduto ad altri ragazzi ad un prezzo migliore. 

Comunque, stiamo continuando a valutare le varie offerte. Diciamo che nel giro di massimo tre settimane dobbiamo avere un mezzo parcheggiato in garage. La partenza è prevista per i primi di marzo. 

Per quanto riguarda i posti da visitare nel tragitto verso Adelaide, che dire, scegliere è difficilissimo. Tuttavia, la nostra guida Lonely Planet ci sta dando una mano e poi sceglieremo anche di volta in volta in base a ciò che ci andrà più di fare.

A casa tutto bene, i nostri amici coreani continuano a cucinarci e a sorprenderci. Anche il lavoro procede come sempre. Io lavoro di meno perché c’è meno gente in generale, mentre Mik lavora sempre tantissimo (tipo 11 ore al giorno). 

Questo mio lavorare di meno mi ha portato a fare cose che per chi mi conosce potrebbero essere considerate miracoli. Tipo: cucinare. Tipo: torte varie (al cocco, al cioccolato, allo yogurt), biscotti con ripieno di marmellata, pizza e tanto altro. Non vi spaventate! Sono sempre io, non mi ubriaco e non fumo. Però ora cucino. Il tempo libero me lo concede e forse anche la voglia di mangiare qualcosa di sano.

Comunque, l’unico evento spiacevole a cui abbiamo assistito in questi mesi è stato il furto della bici di Mik che era legata proprio davanti casa. Fortunatamente, i ragazzi dell’ostello avevano una bici in più parcheggiata lì e ce l’hanno regalata. Dunque, abbiamo rimediato presto.

Per quanto riguarda la nostra sete di esplorazione, invece, ci siamo concessi, come promesso, un ritorno a Kings Park il 26 gennaio. Data del tutto anonima da noi, qui 'down under' coincide invece con il giorno dell’Australia Day, ovvero il giorno in cui nel 1788 il capitano Cook sbarcò nel porto di Sydney innalzando la bandiera della corona britannica e dando vita ufficialmente alla colonizzazione del continente fino ad allora popolato da aborigeni. 

Di solito, gli australiani non sembrano e non sono molto patriottici. Forse perché sanno che quanto avvenuto in passato a scapito delle popolazioni autoctone (decimate per il 90% da scontri, ribellioni e soprattutto malattie importate dall’Europa) non si può proprio considerare una storia gloriosa. 

Tuttavia, nel giorno dell’Australia Day tutti i cittadini sventolano bandiere australiane, indossano magliette australiane e festeggiano allegramente per tutta la città. 

Vi ricordate quando scrissi che per capodanno non avevano fatto i fuochi ma che li avrebbero fatti nel giorno della festa nazionale? Ecco, appunto. Trenta minuti di fuochi d’artificio sopra al fiume. Uno spettacolo meraviglioso. Il parco era pieno di gente accampata lì, con tende e cibo, dal mattino per aspettare i fuochi delle 20. 

Tornando alla nostra gita, siamo arrivati a Kings Park intorno alle 13 e abbiamo passeggiato per i vari sentieri e i vari laghetti fino alle 17 circa. Che dire. Pappagalli, uccelli colorati, piante stranissime, ponti sospesi, vista sulla città. Più che un parco lo definirei un micromondo. 

Mik alle 17 è dovuto andare a lavorare, io invece sono rimasta ad ammirare i fuochi fino a sera.

Passando a brevi episodi degni di nota: due giorni fa abbiamo assistito, di notte, al temporale più terrificante della mia vita, tanto da tremare! Per la prima volta in due mesi è piovuto, ma lo ha fatto in maniera del tutto eclatante. Lampi e fulmini e tuoni che facevano tremare la casa e che ci hanno svegliato per ben due volte. Ho scaricato alcune immagini da internet, così potete farvi un’idea.

L’altra novità è che la scorsa settimana, fra i tanti artisti che si incontrano per strada, abbiamo conosciuto Clem, un ragazzo francese che suona la chitarra e canta. Lo fa per mestiere. Vende i suoi cd e guadagna cantando per strada. Bene, gli ho chiesto di darmi qualche lezione e dalla prossima settimana finalmente tornerò ad esercitarmi un po’.

Per concludere, vorrei dedicarvi le foto che ho scattato stasera al tramonto. Credo uno dei più belli di tutta la mia vita. Non posso dire ‘il più bello’, perché chissà quanti altri mi faranno venire la pelle d’oca nei sei mesi che ci aspettano. Però questo è stato diverso. Questo aveva qualcosa di più. Qualcosa che non riesco a descrivere a parole (e la cosa fa pensare, visto che non sto mai zitta, io). 

Saranno stati tutti quei colori messi insieme, non lo so. Era una giornata cupa, grigia. Sono arrivata e il cielo era plumbeo, quando il sole era ancora nascosto tutto timido dietro le nuvole più grandi. 

Man mano che il sole si avvicinava all’orizzonte, dalle nuvole si faceva forza un rosa tenue, diventato poi sempre più vivace. E poi è stato come un trionfo. Il sole si è fatto vivo proprio all’orizzonte, liberandosi dalla griglia delle nuvole. Ma non lo ha fatto così, come una persona che dopo tanto tempo nascosta dietro una porta decide di uscire piano piano. Lo ha fatto come un prigioniero a cui dopo tanto tempo vengono aperti i cancelli della sua cella. Con tutta la forza possibile, il sole è uscito, grande grandissimo e di un arancio caldo e forte, ma non aggressivo. Era lì, all’orizzonte, cambiando improvvisamente tutte le carte in tavola, tutti i colori del cielo, e del mare, e della sabbia. Tutto, dal momento in cui ha deciso di farsi vivo, era più dolce e caldo. Oltre allo splendore del cielo, c’era poi l’infinito del mare e le sue mille sfumature di blu e turchese. C’erano i gabbiani e tanti bambini a giocare con le onde. Poi c’era il rumore del mare e il canto dei pappagallini. E infine il profumo della sabbia e il sapore dell’acqua salata tra le mie mani. Che dire signori, uno spettacolo per cui non ho dovuto pagare nessun biglietto. 

Tutta la settimana a correre, a lavorare, a mettere da parte soldi, a suonare, a cantare, a ballare, a bere con gli amici. Poi ti fermi, vedi il tramonto e ti senti così: piccola e sola. 

Capisci che il mondo è tanto altro e che tutti i tuoi piani contano, ma fino a un certo punto. Quello che conta è il momento che ti è stato regalato. Quindi ti senti piccola, sola, e poi bella e fortunata.

E se tramontare è sinonimo di svanire, allora andarsene non deve essere poi così male!

Vi dedico questo tramonto perché mentre ero lì vi ho pensato. Ho pensato a quanto sono fortunata ad avere la vita che ho, con tutti voi dentro.

Un abbraccio e al prossimo aggiornamento!

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Marta Volpi

Attratta dalle lingue straniere sin da piccola, la sua passione si concretizza all’età di 15 anni, quando compie il suo primo viaggio di tre mesi a Berlino, in una famiglia e in un contesto dove parlerà soltanto tedesco. Seguono continui viaggi di diversi mesi in Germania, che dureranno per tutta la carriera scolastica, universitaria e oltre, con esperienze a Berlino, Würzburg e Heidelberg. Sul fronte della lingua inglese, esperienze lavorative a Bristol (Inghilterra, tre mesi) e in Australia (Perth, Melbourne, otto mesi).

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