Capodanno, Freo e qualche chilo in più

09 Gennaio 2015
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Amiciiiiiiiii,

here we are again!

Ancora tanti auguri di buon anno a tutti voi.

Stavolta sono in netto ritardo, lo so, ma ho aspettato prima di scrivere perché avrei voluto raccontarvi qualcosa di diverso dal solito lavoro giornaliero.

Partiamo dal Capodanno. Ci siete mancati tanto, soprattutto voi della Compagnia, perché quando c’è da far baldoria, con voi è sempre più bello.

Per quanto riguarda noi, come vi accennavo nell’ultimo articolo, Mik ha lavorato e lo ha fatto più o meno fino alle 3 di notte. Io invece ho passato una piacevolissima serata in compagnia delle mie due colleghe di lavoro e pochi altri. Appena ho staccato sono tornata a casa, il tempo di preparare una bella torta al cioccolato con ripieno alle fragole, doccia e mi sono diretta a casa di Perla. Serata tranquilla, abbiamo riso molto e parlato altrettanto. Mentre loro si scolavano le birre, io mi sono fatta comprare il latte di cocco J Alle 11 e 30 ci siamo diretti a Northbridge, il quartiere in cui viviamo, perché c’erano concerti e musica ovunque. Mah, abbastanza deludente. Dopo il conto alla rovescia, la band ha smesso di suonare e non ci sono stati fuochi d’artificio.

In passato avevo già sentito parlare del problema dei fuochi d’artificio. Sembra, infatti, che in questa terra condannata agli incendi estivi l’utilizzo di fuochi di ogni tipo sia limitatissimo. Ora, non so se le due cose siano collegate. Fatto sta che non c’è stato un solo fuoco d’artificio, e di botti nemmeno ne parliamo. Non si trovano proprio a vendere. La conferma dei mancati fuochi ce l’ho avuta, poi, anche da Mik che, lavorando al 33simo piano di un grattacielo, li avrebbe dovuti vedere. E invece nulla. Eh si, abbastanza tristi i nostri amici australiani (anche se in tv ho visto che a Sydney non è stata proprio la stessa cosa… forse è solo un problema di Perth!)

Comunque, io e le mie colleghe Sarah e Perla abbiamo continuato a girare per la città e a scambiare chiacchiere con la gente, o meglio con gli ubriachi. C’era un rapporto uomo/poliziotto di circa 3 a 1. La gente beveva talmente tanto che era pieno di poliziotti a smorzare le risse o portare via ubriachi in fin di vita. 

In generale, però, Capodanno niente male. Il 2015 da noi è arrivato 7 ore prima ma non ci siamo fatti trovare impreparati.

Procediamo per ordine di eventi. Ovviamente, il caldo si fa sempre più caldo. Intendo caldo caldo. Questa settimana è stato raggiunto il picco di 46 gradi. 

Non c’è bisogno di chiedervi di immedesimarvi in me quando parto la mattina in bicicletta per andare al lavoro, arrivo sudata, corro dalle 8 alle 10 ore e torno a casa ancora più sudata. E’ uno strazio abbastanza grande. Quando ci sono allerte e ondate di caldo aggressive come quella di questa settimana, in genere, la televisione avvisa e la gente cerca di stare a casa. Lo so perché al bar c’è pochissima gente e, i pochi temerari, si mettono a sedere dentro, dove c’è l’aria condizionata. 

Per non parlare dell’intensità dei raggi del sole. Non ricordo di avervelo mai raccontato, ma, per chi non lo sapesse, l’Australia, tra le tante sfortune, ha anche quella di trovarsi in perfetta corrispondenza del buco dell’ozono. Ciò significa che non c’è filtro alla stella più grande del sistema solare e i raggi colpiscono dritti e forti come non mai. Il mio titolare mi ha raccontato, ad esempio, di essere finito all’ospedale ben due volte per essersi ustionato. Ma la prova ce l’abbiamo anche noi. Cinque minuti al giorno di bicicletta sotto il sole, oppure una passeggiata in città, e già diventiamo rossi!

Bisogna stare attenti e mettere tanta protezione solare. Funziona così.

Passiamo ora alla gita settimanale: Fremantle. Si tratta di una piccola cittadina di porto a 30 minuti da Perth. Pare che sia stato il primo insediamento dei coloni inglesi attorno al 1700. La maggior parte degli edifici, infatti, conserva lo stile di allora, anche se sono praticamente tutti ristrutturati. Meglio nota dai suoi abitanti come Freo, la città è carinissima, sul mare, semplice ma molto diversa da Perth. Più alternativa, con tantissimi negozietti artigianali interessanti, non scontati insomma. Sembra un po’ un posto da hippie, un po’ tanto. Soliti skater per strada, gente scalza, poco traffico, tanti fiori e tanta arte nei negozi. Per esempio, abbiamo visto tre negozi di parrucchieri e tutti e tre simulavano l’arredamento dei barbieri di una volta. Bellissimi! Per non parlare della piccola libreria dell’usato, con scaffali in legno e un po’ scricchiolanti, in perfetto stile londinese.

Non so, un posto a modo suo magico. A livello culturale, un po’ come Perth, anche Freo ha poco da offrire, a parte una prigione, o meglio la prigione, costruita dai prigionieri stessi e oggi parte di un complesso dichiarato patrimonio dell’UNESCO. Noi non ci siamo entrati, perché ad essere sinceri non ci sembrava una cosa troppo interessante e il biglietto era molto caro (80 dollari). Abbiamo fatto un giro per la città e per i suoi negozi e, dulcis in fundo, siamo andati da Little Creatures. 

Si tratta di un birrificio adibito a birreria. Dentro, tra le cisterne della birra e i vari scaffali, ci sono tavoli e bar e cucina per sedersi, mangiare una pizza o assaggiare una delle tante birre della casa. Inoltre, ci sono due giardini e una terrazza che si affaccia sul mare. A descriverlo è difficile, ma è un posto bellissimo, che per la sua ambientazione mi ha fatto sentire un po’ a casa, a Berlino, unico posto al mondo dove si balla dentro vasche svuotate di piscine comunali o si mangia sopra a banchi di scuola dell’ex Repubblica Democratica.

Concludiamo con la vita sociale. Be, come al solito, non ci lamentiamo: le cene non si fanno aspettare. Oltre a quella di Capodanno, c’è stata una cena insieme a Cristian, Nicolò e Audrey in uno dei ristoranti cinesi di China Town. Quando vi parlo di ristoranti asiatici, immaginate che qui gli asiatici sono davvero tantissimi, dunque la scelta dei posti in cui mangiare è molto ampia e la qualità, non sempre ma spesso, più alta rispetto ai nostri ristoranti cinesi o giapponesi. 

Parlando di cucine asiatiche, non possono mancare le cene preparate dai nostri fantastici coinquilini coreani! La settimana scorsa abbiamo mangiato il loro piatto tipico: pancetta. Non è tanto il soggetto culinario a fare la differenza, quanto il modo di mangiarlo. Si prende una foglia di lattuga con le mani, poi con le bacchette o con la forchetta ci si mette in mezzo il pezzo di pancetta cotto alla griglia, si aggiunge la salsa tipica ed ecco servita la cena. Amo mangiare con le mani, quindi ho amato quella cena e tutte gli altri piatti speziati che mi preparano, soprattutto quando torno stanca dal lavoro e non ho voglia di cucinare.

Lunedì, poi, abbiamo riproposto un bel barbecue su in terrazza, stavolta con 10 persone. 

Mik aveva il giorno libero, quindi nel pomeriggio si è dedicato alla spesa di carne, birre e vini con Nicolò, che lavora come cuoco nel suo stesso ristorante. Io, appena staccato, sono tornata a casa per preparare il solito dolce, stavolta una torta al cocco con ripieno di crema. 

Quattro italiani, un francese e quattro coreani. Poi si sono aggiunti altri due francesi. Una gran bella serata. Dopo aver mangiato e chiacchierato, intorno a mezzanotte, la maggior parte dei ragazzi ci ha dato la buonanotte. Io, Mik, Valerio, Nicolò e Jordan, invece, siamo rimasti, abbiamo acceso la Jacuzzi a pochi metri dal tavolo e ci siamo dedicati a un bell’idromassaggio bollente. Dentro e fuori la vasca era talmente caldo che, una volta usciti, non c’è stato bisogno di accappatoio. Venticello, un po’ di chitarra, le ultime chiacchiere e la serata si è conclusa. 

L’indomani, invece, ci siamo concessi una bella cenetta a tu per tu. Finalmente, il nostro tanto amato tailandese! Abbiamo mangiato benissimo e rimpianto i bei tempi a Bristol quando ci concedevamo cenette a lume di candela nel nostro ristorante preferito, il Thai Edge.

Insomma voi per le feste avete fatto il pieno, ma anche noi non ci siamo andati piano!

E così come le serate giungono a conclusione, anche questo articolo finisce qui. 

In questa settimana saluteremo alcuni amici in partenza. C’è chi va in road trip, in viaggio verso i posti più remoti dell’Australia (quello che noi faremo più avanti), c’è chi se ne va a farsi i tre mesi nelle fattorie, per poter rinnovare il visto un altro anno, e c’è chi se ne torna in Europa.

Qui è così, gente che va, gente che viene. Ma per chi viaggia o per chi studia fuori sede, non è niente di nuovo. Dopo un po’ ci si fa il callo. Non esiste più un posto unico in cui poter ritrovare tutti gli amici, perché i tuoi amici sono sparsi per il mondo. Non esistono pianti e addii, perché forse un giorno ci si rivede, chissà dove, chissà come, chissà perché. E non esiste preoccupazione, perché se la vita ci ha fatto incontrare, in qualche modo, un motivo c’è. 

Quello che esiste, in questi casi, è la soddisfazione di aver imparato qualcosa dall’altro, che sia un qualcosa di positivo o negativo, e la consapevolezza di essere cresciuti ogni volta che si scambiano anche solo due parole con una persona appena incontrata. Due parole, in qualsiasi lingua. Quelle bastano a farti vedere uno spicchio di mondo in più.

Un abbraccio da noi a voi,

a presto Amici cari!

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Marta Volpi

Attratta dalle lingue straniere sin da piccola, la sua passione si concretizza all’età di 15 anni, quando compie il suo primo viaggio di tre mesi a Berlino, in una famiglia e in un contesto dove parlerà soltanto tedesco. Seguono continui viaggi di diversi mesi in Germania, che dureranno per tutta la carriera scolastica, universitaria e oltre, con esperienze a Berlino, Würzburg e Heidelberg. Sul fronte della lingua inglese, esperienze lavorative a Bristol (Inghilterra, tre mesi) e in Australia (Perth, Melbourne, otto mesi).

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