Filippine centrali: Palawan, Cebu e Bohol

13 Gennaio 2017
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Ciao Amici,
il mio blog prosegue con i miei viaggi, che per motivi anche lavorativi sono meno frequenti, o meglio meno lunghi, ma che non mancheranno comunque mai.
Vi sorprenderà sapere che sto scrivendo da una squallidissima sala giochi in quel di Manila, nelle Filippine. E vi starete chiedendo: perché andare in una squallidissima sala giochi di Manila, quando ci sarebbero cose ben più interessanti da visitare?
La risposta è che ho intrapreso questo viaggio con un ragazzo italo-filippino e che, dopo 9 giorni di mare nelle isole centrali, siamo venuti dalla sua famiglia nella capitale. E con la sua famiglia, appunto, oltre a pranzi, cene e revival di vita quotidiana, siamo venuti qui.
Mentre io scrivo, infatti, nove filippini stanno giocando al pc fingendo di ammazzarsi a vicenda con mitra e bombe a mano (terroristi contro non terroristi, comunque tutti a sparare).
Ma torniamo al mio viaggio che credo possa risultare leggermente più interessante e partiamo dalla prima settimana nelle isole centrali.
Le Filippine sono un paese composto da oltre 7000 isole raggruppate in tre province: Luzon (l'isola più grande che comprende anche Manila), le Visayas (isole centrali dal mare a tratti verde smeraldo a tratti azzurro) e Mindanao (parte meridionale meno accessibile ai turisti a causa della diffusione del terrorismo).
La mia prima settimana è stata quella trascorsa nella parte centrale: quattro giorni a Palawan e i restanti giorni a Cebu e Bohol.
Che dire, una meraviglia. Anche se il tempo non è stato troppo clemente con me, Palawan è stata già di per se una magia. Escursioni in isolette incontaminate e paradisiache, pranzi di pesce e specialità filippine, spostamenti in motorino o in trycicle e molto altro.
Avendo aperto questa parentesi è giusto che vi spieghi cosa sia un trycicle. Il trycicle, tradotto triciclo, non è altro che un motorino al cui lato viene collegata una struttura abbastanza discutibile in cui i filippini trasportano almeno altre 5 persone (e rispettive valigie). In pratica: come fare di un motorino una macchina. Comfort? Che vuoi che sia! Con il trycicle ci si va in salita, in discesa, sulla sabbia e sopra ogni buca, facendo slalom degni dei migliori sciisti.
Non parliamo poi dei motorini. Ci si va rigorosamente senza casco e, alla faccia dei nostri amici napoletani che il più delle volte provano almeno a limitarsi a tre passeggeri, ci si va anche in quattro. Molte volte si vedono motorini con su intere famiglie: papà alla guida, figlio piccolo in piedi davanti al papà, un altro figlio in mezzo e la mamma dietro. Passeggeri senza casco che si dimenano come ninja in mezzo al traffico più crudele che ci sia. Tranquilli, tutto normale. Siamo in un paese asiatico e povero. Fare il pieno del motorino non è come fare il pieno della macchina e questo spiega ovviamente il motivo della sua diffusione.
Ma prima di proseguire con la descrizione della mia settimana mi piacerebbe, ora, aprire una parentesi sulle mie primissime impressioni su questo paese, che mi piace definire il paese delle contraddizioni.
La cosa che colpisce di più è che in ogni paesino, o meglio insieme di baracche (almeno nelle isole meno sviluppate), in ogni angolo del paese, perfino in mezzo alla montagna a pochi passi da una cascata (un punto dove passeranno tre persone al giorno), in ogni paesino, dicevo, ci sono sempre una chiesa e un campo da basket. Non mancano mai, davvero, mai. Ho visto centinaia di chiese e centinaia di campi da basket, costruiti con apposite strutture o utilizzando alberi, con canestri ovunque: dentro i cortili delle case, sotto una scala, fuori da qualsiasi struttura. 
La gente del posto e la mia immancabile compagna di viaggio - la Lonely Planet – mi hanno aiutato a scoprire il motivo di questo fenomeno, che in realtà è piuttosto semplice e logico. 
I filippini sono un popolo che, nei secoli, è stato colonizzato e influenzato da diversi paesi, ma due in particolare ne hanno segnato per sempre destino e cultura: gli spagnoli e gli americani. 
Gli spagnoli hanno lasciato, appunto, il cristianesimo e tantissime parole spagnole che fanno ormai parte del tagalog, la lingua dei filippini. 
Gli americani, dal canto loro, hanno lasciato la fortissima e seguitissima tradizione del basket, altrettante parole divenute parte integrante del filippino (a tal punto che si dice che i giovani parlino ormai il "taglish", cioè tagalog + english), fastfood ovunque, pancake, cheesecake e molto altro.
Sentire parlare il tagalog è divertente. Per chi studia lingue come me, è un po' un'avventura. Rispetto a posti come l'Indonesia o la Tailandia infatti, dove è praticamente impossibile comprendere ciò di cui si parla, il tagalog tradisce chi lo parla a favore di noi occidentali che, grazie a parole spagnole come "derecho", "cuchillo", "viaje" e "sigue" e parole inglesi di ogni genere, riusciamo molto spesso a dare un minimo di senso a quanto viene detto.
Parentesi chiusa, dopo la bellissima Palawan è stata la volta della meravigliosa Cebu. Otto ore di motorino per girarla quasi tutta e per godere delle sorprendenti cascate 'Kawasan', pozze di acqua azzurro lattiginoso, una meraviglia della natura. 
Prima delle cascate, però, una fermata di un'oretta circa a Oslob ci ha permesso di nuotare con gli squali balena filippini. Da anni, infatti, si è sviluppata una forma di turismo che vede i pescatori del luogo sfamare i suddetti squali mentre una decina di barche intorno colme di turisti - dotati di maschera e boccaglio - sfruttano il momento per ammirare questi sorprendenti animali. Il passaggio dalla barchetta di legno al momento in cui la testa è sottacqua e gli occhi sono aperti è meglio descrivibile con un’unica parola (concedetemela): cazzo! Sì, agli squali balena non interessano le persone (tanto presi come sono a mangiare quintali di pesci) e non interessa nemmeno se la loro coda sfiora i piedi di chi li sta ammirando, ma fanno davvero paura. Sono giganteschi e si muovono lentamente aprendo una bocca grande più o meno come me (quindi non piccola).
Sebbene non mi piacciano affatto le attrazioni troppo turistiche e sebbene dal punto di vista ambientale non si tratti di una cosa giusta da fare, non ho resistito alla tentazione e sono andata anche io a vederli. Credo che non dimenticherò mai questa esperienza.
Concludo raccontandovi degli ultimi due giorni nelle isole, passati nello specifico a Bohol, un'isola vicino a Cebu. Bohol è nota a molti turisti per le famose "chocolate hills" - le cosiddette colline di cioccolato, chiamate cosi a causa del loro colore che è verde quando l'aria è più umida e marrone quando l'aria d'estate è più secca - e per i suoi tarsi.
La visita alle chocolate hills e' stata più emozionante del previsto, forse a causa della pioggia che ha reso tutto più mistico. 
Dal canto suo, la visita alla riserva dei tarsi, poi, era stata una delle prime cose che avevo programmato per il mio viaggio nelle Filippine.
Si tratta di animaletti grandi più o meno come una mano, con gli occhi grandissimi (150 volte più grandi di quelli dell'uomo in proporzione al corpo) che, diversamente da quanto pensassi, ogni tanto chiudono per dormire. Questi animaletti tanto dolci quanto diabolici sono predatori attivissimi di notte, mentre di giorno dormono, e soffrono molto la luce e il rumore. Per questo, nella riserva in cui siamo andati, era proibito toccarli e fare foto con il flash. Innanzitutto, toccandoli si rischia di ricevere un morso non indifferente. Inoltre, i tarsi sotto stress sono persino in grado di suicidarsi. Vi rendete conto? Un animale che ha oltre 45 milioni di anni ed è in grado di suicidarsi. Nessuno, né il cane, né la tigre, né gli uccelli lo fanno. Al contrario, l'istinto animale è sempre quello di salvarsi. Il tarso, invece, è un po' come l'uomo. Se vede troppa luce o gli si dà troppo fastidio, il tarso trattiene il fiato e si suicida, oppure si butta in picchiata verso un albero sbattendo la testa per ammazzarsi.
Quando ho saputo questa cosa, ci sono rimasta abbastanza male, o meglio, sorpresa. Ora vi starete chiedendo come fa un tarso, un animale così piccolo e fragile, a buttarsi in picchiata. Be', il tarso riesce a saltare fino a 5 metri. I suoi principali predatori sono il gatto (con la sua coda lunghissima, il tarso assomiglia in effetti a un criceto), il serpente e l'aquila, mentre lui si ciba di insetti.
Date un'occhiata alle foto dell'articolo per farvi un'idea del piccolo diavoletto. E' sorprendente!
Per ora vi lascio così. Ho scritto molto, come al solito, ma solo perché mi mancava farlo.
Il secondo articolo filippino sulla seconda parte del mio viaggio seguirà a breve. Lì vi racconterò come si vive (o sopravvive) in una famiglia filippina.
Un bacio grande dalla caldissima Manila,
Marta
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Marta Volpi

Attratta dalle lingue straniere sin da piccola, la sua passione si concretizza all’età di 15 anni, quando compie il suo primo viaggio di tre mesi a Berlino, in una famiglia e in un contesto dove parlerà soltanto tedesco. Seguono continui viaggi di diversi mesi in Germania, che dureranno per tutta la carriera scolastica, universitaria e oltre, con esperienze a Berlino, Würzburg e Heidelberg. Sul fronte della lingua inglese, esperienze lavorative a Bristol (Inghilterra, tre mesi) e in Australia (Perth, Melbourne, otto mesi).

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