Quando una cosa la senti tua

31 Marzo 2017
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Quando una cosa la senti tua, quando fa parte di te, è difficile provare a raccontarla. Un po’ come un difetto o una virtù che si possiede: la si conosce, ma non la si sa spiegare davvero bene.
E questo è quanto accade ora con me e con il mio tentativo di descrivervi la città che, in parte, mi ha cresciuto e che, di certo, mi ha plasmato. Il mio primo amore, la mia prima grande amica fedele: Berlino.

Ho avuto la fortuna di conoscere questa meravigliosa compagna all’età di 15 anni, quando mi trasferii per circa 4 mesi per frequentare un liceo alla periferia della città, vicino al quartiere di Hermsdorf.

Arrivai a Berlino nove giorni dopo che l’Italia aveva vinto il mondiale proprio nella capitale e mi tuffai subito nella vita di famiglia. Le mie conoscenze linguistiche si limitavano a “das Messer” (il coltello) e “die Gabel” (la forchetta).
Una lingua che apparentemente fa paura e ti allontana, ma poi ti prende e ti avvolge con la sua logica e la sua melodia musicale, con le sue parole composte e tremendamente intelligenti e il suo attaccamento alle strutture del latino antico.
Al secondo mese ero già in grado di comprendere e farmi comprendere molto bene e a quella compagna avevo già fatto una promessa: non ti lascerò mai.

Berlino è la capitale della Germania, ma è anche quella dell’Europa. Ho attraversato la Germania in lungo e in largo e posso assicurarvi che Berlino è una città molto lontana dalla tradizione tedesca e molto vicina a quella dei giovani europei.

A Berlino convivono giovani e meno giovani di moltissime nazioni (senza considerare la comunità turca che conta diversi milioni di persone perfettamente integrate e rispettate). Se si desidera andare a cena fuori c’è solo l’imbarazzo della scelta: vietnamita, malese, tailandese, greco, italiano, turco, americano, argentino, libanese… un ristorante per ogni gusto.

I trasporti pubblici funzionano, sono puliti e sicuri a qualsiasi ora della notte e del giorno. Si viaggia in S-Bahn (treno-metropolitana), U-Bahn (U sta per “Untegrund”, quindi “underground”, quindi treno che viaggia sotto terra, quindi metropolitana), tram e bicicletta. La bicicletta è un culto come in molti altri paesi del nord. In ogni parte della città ci sono piste ciclabili. I genitori accompagnano i bambini a scuola in bicicletta e gli imprenditori vanno al lavoro in giacca e cravatta pedalando già alle 7 di mattina.

Berlino non è una città per turisti, Berlino è una città per viaggiatori.
I turisti, soprattutto se piove, ne rimarranno abbastanza delusi.
Città simbolo della fine della guerra fredda, infatti, Berlino è impregnata di storia che, però, non si lascia scoprire tanto facilmente. La seconda guerra mondiale l’ha completamente rasa al suolo e la ricostruzione è in atto ancora oggi. Quello che si vede molto bene è la differenza tra est ed ovest, non solo dall’omino del semaforo che cambia forma, ma anche e soprattutto dagli edifici e dall’organizzazione degli spazi. Ancora oggi, ad ovest si trovano i grandi punti commerciali con case ed edifici in stile occidentale, mentre la zona est è quella degli artisti un po’ trasandati, dei pub e delle discoteche alternativi e degli edifici in blocco in stile sovietico.

Se vogliamo parlare di attrazioni turistiche, la torre della televisione, la porta di Brandeburgo, i resti del muro a Ostkreuz con i murales dell’odierna “East Side Gallery”, la cattedrale, la chiesa sopravvissuta alla seconda guerra mondiale nel Kudamm e il check point Charlie rappresentano forse quelli più famosi. Ce ne sono, ovviamente, molti altri, come Potzdamer Platz o l’orologio ad Alexander Platz. Ad ogni modo, se volete conoscere Berlino, camminate. Perdetevi nelle zone meno note, nei bar e nelle discoteche più caratteristici. Troverete discoteche ovunque: sotto una piscina comunale in mezzo a tubi e cavi o dentro vecchi centri sociali.

Berlino, insieme a Londra, è ormai anche la capitale della musica tecno e dei dj emergenti. Conta oltre 310 discoteche e pub di ogni genere e gusto.
La città è anche sede del parlamento e degli uffici nazionali ed è attraversata dal calmo e rassicurante fiume Sprea.
Di giorno è una cosa, di notte un’altra ancora. A Berlino coppie gay camminano senza timore e il gay pride più grande d’Europa si svolge nella Strasse des 17. Juni davanti la porta di Brandeburgo, proprio là dove il führer che perseguitava gli omosessuali amava parlare al suo popolo.

Potrei parlarvi per ore della mia Berlino, ma mi voglio fermare qui.

Mi basta dirvi che questa città mi ha cambiato per sempre. Provenivo da un paesino italiano di campagna quando sono arrivata per la prima volta a Schildow. Berlino mi ha insegnato ad accettare la diversità. La diversità nel modo di vestire e di parlare, la diversità delle case e del clima, la diversità nel modo di ragionare attraverso una lingua estremamente pragmatica. La mia grande compagna è quel posto in cui punk dalle creste colorate e naziskin rasati convivono (a volte con molta fatica), è quel posto dove mangi un kebab alle due di notte e poi torni a casa in bicicletta da sola, è quel posto in cui se non capisci il tedesco ti parlano in inglese.

Dal mio primo viaggio nel 2006 sono tornata mille volte in quel posto che ormai chiamo casa, ci ho vissuto, mi sono persa nelle meravigliose librerie universitarie, dalle più futuristiche alle tradizionali ricche di scaffali in legno, sono andata alla scoperta dei murales più espressivi, dei migliori mercatini delle pulci tanto diffusi, sono andata a fare spesa nei mercatini turchi di frutta e verdura, ho attraversato quartieri ricchi e quartieri poveri, mi sono lasciata trasportare dalla S-Bahn milioni di volte ascoltando musica, ho trascorso giornate intere sdraiata nel Tiergarten, l’immenso parco nel cuore della città, sono salita in cima alla Siegesäule (la colonna della vittoria di fronte alla porta di Brandeburgo), al parlamento e alla torre della televisione ammirando la Berlino est e la Berlino ovest, ho scritto pagine e pagine della mia tesi seduta in uno dei tanti bar con WiFi gratuita, ho visto tanti di quei tramonti di tutti i colori che arrivano, in estate, anche alle 9 inoltrate, ho ammirato i colori della Sprea, il fiume della città, quando ci si riflette la scultura dei Molecule Man nei pressi del Treptower Park.

Di Berlino ho amato, amo e amerò per sempre la pulizia, l’ordine e il rispetto abbinati alla trasgressione e a quel lieve tocco di follia.
Andate a Berlino con lo zaino in spalla e poche aspettative, quando tornerete saprete dirmi se il mio amore è davvero così cieco o se, in realtà, ci ho visto meglio di tutti.


Ciao amici viaggiatori!

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Marta Volpi

Attratta dalle lingue straniere sin da piccola, la sua passione si concretizza all’età di 15 anni, quando compie il suo primo viaggio di tre mesi a Berlino, in una famiglia e in un contesto dove parlerà soltanto tedesco. Seguono continui viaggi di diversi mesi in Germania, che dureranno per tutta la carriera scolastica, universitaria e oltre, con esperienze a Berlino, Würzburg e Heidelberg. Sul fronte della lingua inglese, esperienze lavorative a Bristol (Inghilterra, tre mesi) e in Australia (Perth, Melbourne, otto mesi).

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