Si riparte: Siargao e Siquijor

19 Novembre 2018
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Cari amici,

l’ultima volta che ci siamo salutati in questo blog era due anni fa, mentre scrivevo un articolo proprio sulle Filippine.


Ci ho provato a fare la vita di una donna in carriera, e ad essere sinceri non mi è nemmeno dispiaciuta.

Tre anni di lavoro a gonfie vele, una casetta tutta mia e pure due cani a rendere tutto più bello. Ma la quotidianità a volte fa mancare l’aria. Sentivo il bisogno di riprendere me stessa in quelle emozioni uniche che solo un viaggio ti sa regalare, con tutte le difficoltà, le insicurezze e le mancanze che all’inizio ti spiattella in faccia.

Ed è così che sono/siamo ripartiti. Ed è così che siamo di nuovo nelle Filippine.
Questo articolo è per raccontarvi brevemente i miei primi dieci giorni qui, ovvero la mia vacanza in altre due isole delle Visayas (regione centrale del Paese).


Due anni fa avevamo visitato Palawan settentrionale, Cebu e Bohol (vedi vecchi articoli nel blog). Stavolta, invece, la scelta è ricaduta su Siargao e Siquijor.


Nel paese delle meraviglie sta finendo la stagione delle piogge, quindi è normale che abbiamo trovato un tempo molto “lunatico”. Piogge fortissime che si sono alternate regolarmente a ore di sole, impedendoci di pianificare le nostre giornate (meglio!).


In ogni caso, tempo a parte, ho letteralmente lasciato il cuore a Siargao, che decreto qui, e ora, la mia isola filippina preferita tra quelle che ho avuto il piacere di visitare.
Una distesa infinita di palme, alte e sottili, turisti pressoché inesistenti se non nel lato orientale (nei pressi di Cloud 9) e vera cultura popolare filippina, provinciale, estremamente povera. Siargao è famosa per le sue onde e per i surfisti che la popolano in ogni periodo dell’anno, conferendo all’isola un’atmosfera rilassata e alternativa. Come in ogni isola, ma qui anche di più, l’orario e l’orologio contano ben poco. Esiste il sole. I pescatori dormono gran parte della giornata e al tramonto si allontanano con la loro barchetta per andare a guadagnarsi la cena. Nelle Filippine, infatti, non esiste l’ora legale, quindi conviene svegliarsi alle 5 per godersi appieno la giornata di luce fino al tramonto che avviene intorno alle 17. E credetemi: non c’è cosa più bella in un paese tropicale che girare per le strade alle 6 del mattino, quando l’aria è stranamente fresca, i trycicle e i motorini non hanno ancora inondato le strade e i raggi del sole tagliano le palme donando al paesaggio un effetto mistico.

Tornando a noi, dopo aver noleggiato un motorino per tutti e tre i giorni, ci siamo girati l’isola in lungo e largo ed ecco le cose che mi sono rimaste più impresse:


- Top palm road: passeggiando con il motorino, con una partenza ma senza una meta, ci siamo imbattuti in un punto in cui la strada saliva sempre più. In cima alla strada, prima della discesa, ci è bastato alzare lo sguardo per notare una meravigliosa vallata di palme talmente fitte da non riconoscere nient’altro al di sotto.


- Villaggio sconosciuto nella palude: anche questa volta viaggiando a caso, in una giornata prevalentemente piovosa, girando lo sguardo a sinistra notiamo un villaggio interamente costruito sopra una palude. Baracche e palafitte molto povere, con bambini a piedi scalzi e anziani che, quando abbiamo parcheggiato il motorino e ci siamo avvicinati al villaggio, ci hanno guardato malissimo. Un po’ di paura l’ho avuta, ma Bubiz parla il tagalog, quindi gli abbiamo potuto spiegare che eravamo lì semplicemente per fare qualche foto. Posso dire di aver visto in faccia la povertà.


- Escursione nelle tre isole, tra cui Guyam island e Naked island: isole tropicali piccolissime e bellissime.

- Visita alla foresta di mangrovie: le mangrovie sono piante legnose che crescono nei paesi tropicali sulle sponde delle lagune salmastre, sulle spiagge basse e fangose, allagate permanentemente o durante l’alta marea. Hanno delle radici fortissime e fittissime, impossibili da penetrare. La "mangrove forest" ha un aspetto spettrale ma è davvero affascinante.

- Benzinai a bottiglie: nell’isola non esiste una sola stazione di rifornimento. La benzina la vendono in bottiglie di Coca Cola di vetro. Ogni bottiglia contiene un litro e costa circa 60 pesos.


- Inesistenza di acqua calda nelle case: lo so, potrebbe sembrare ovvio, ma nelle altre isole in cui ero stata avevo sempre trovato l’acqua calda. E niente, stavolta 10 giorni di docce fredde :)


Potrei andare avanti per ore, ma passo a Siquijor, un’isola a sud di Cebu famosa per i suoi sciamani. In realtà non abbiamo visto nessuno stregone e come isola mi è piaciuta molto meno rispetto a Siargao, anche se ci ha regalato dei tramonti indescrivibili e un’escursione ad Apo Island con le tartarughe, le stelle marine e tanti coralli.


Vorrei comunque concludere l’articolo con quattro “consigli anti-malanni”, frutto, ahimé, della mia esperienza diretta:


1. Prima di partire è bene fare i vaccini, ma non fateli troppo a ridosso della partenza. Io ho fatto il morbillo e l’antitetanica una settimana prima di partire e l’infermiera mi aveva avvertito della possibilità di una “normale” febbre una decina di giorni dopo. Nemmeno a dirlo: esattamente 10 giorni dopo, febbre a 39 nel bel mezzo di una giornata di spostamenti fatta di 3 ore di traghetto e una di motorino per arrivare in “hotel”. Sono praticamente svenuta due volte e mi sono giocata il pomeriggio e anche la mattina successiva.


2. Attenzione all’acqua che bevete! E non mi riferisco a quella del rubinetto, ma a quella delle bottiglie. Nelle isole che abbiamo visitato l’acqua era sempre “purified”, quindi evidentemente mancava qualche sale minerale o qualche sostanza, perché abbiamo avuto problemi di stomaco più che costanti, sia io che Bubiz. La soluzione? Oltre che a portarsi Dissenten e fermenti lattici sempre con sé, bere molto Gatorade! Contiene le sostanze che generalmente si perdono in questi casi (non a caso, ogni baracca lo vende).


3. Attenti ai tuffi: lo so, questo monito serve alle persone che, come me, sono diversamente abili da un punto di vista motorio. Ho voluto fare l’eroina e superare le mie paure durante una giornata alle Kawasan Falls, cascate mozzafiato che avevamo già visitato due anni fa. L’altra volta non avevo avuto il coraggio di fare quel salto di 8 metri, stavolta sì. Nel briefing ti dicono di saltare a candela con le gambe belle rigide, e io lo sapevo. Solo che nel salto ho avuto paura, le gambe hanno ceduto e mi sono tuffata da “seduta”. Risultato? Schiaffo su gambe e sedere che ho sentito per tre giorni ( :) ).


4. Tappi per le orecchie per le escursioni in barca: per l’escursione nelle tre isolette a largo di Siargao è andata così, che abbiamo deciso all’ultimo momento perché il cielo si era appena aperto. Quindi anziché andare nella città da dove partono queste escursioni abbiamo chiesto a un pescatore del nostro villaggio di accompagnarci. Aveva una barca con il motore a cielo aperto ma con una tettoia chiusa che faceva rimbombare il suono a tal punto da non sentire nemmeno la mia voce quando gridavo. In conseguenza a ciò siamo rimasti letteralmente sordi (e non sto scherzando) per due giorni. Ho anche creduto seriamente di essermi rotta i timpani.


A parte gli infortuni che non sono mancati, questa vacanza è stata meravigliosa e ora sono di nuovo qui a Manila, dalla famiglia di Bubiz, mentre lavoro, visito un po’ e imparo il tagalog.


Presto il prossimo aggiornamento :)


Vi mando intanto un grande abbraccio e spero un giorno di riuscire a portarvi tutti qui,


Marta

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Marta Volpi

Attratta dalle lingue straniere sin da piccola, la sua passione si concretizza all’età di 15 anni, quando compie il suo primo viaggio di tre mesi a Berlino, in una famiglia e in un contesto dove parlerà soltanto tedesco. Seguono continui viaggi di diversi mesi in Germania, che dureranno per tutta la carriera scolastica, universitaria e oltre, con esperienze a Berlino, Würzburg e Heidelberg. Sul fronte della lingua inglese, esperienze lavorative a Bristol (Inghilterra, tre mesi) e in Australia (Perth, Melbourne, otto mesi).

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