Un po' di cultura Maori

12 Gennaio 2019
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Cari Amici,


vivi e vegeti dopo due settimane di lavoro molto più che intenso!
Abbiamo passato il Natale e il Capodanno con i nostri colleghi del ristorante, dove ci siamo ormai pienamente ambientati e dove tutto scorre liscio.

Un periodo che ci ha visto attivi anche per 13 ore al giorno senza sosta. Il personale era talmente stanco e sopraffatto dalla fatica che i manager hanno dovuto chiedere rinforzi e, dopo 15 giorni, ieri abbiamo avuto il nostro primo giorno libero!

Abbiamo quindi deciso di fare un’uscita a Bay of Islands, a due ore al nord da qui, e di dormire per la prima notte nella nostra piccola grande Audi (comodissima!).
Bay of Islands, come dice la parola stessa, è una baia su cui si affacciano diverse isole più o meno grandi ed è una tipica destinazione turistica per le famiglie del posto in cerca di relax.
Nulla di particolare per noi, ma la visita è stata molto più interessante da un punto di vista storico.
Dopo aver fatto un giro a Paihia e Russell, la mattina successiva, prima di tornare al lavoro, siamo andati a visitare i Waitangi Treaty Grounds, il luogo storico più importante della Nuova Zelanda, dove cioè gran parte dei capi tribù Maori firmarono il trattato che diede vita alla Nuova Zelanda come Paese sotto la “sovranità” della regina d’Inghilterra.

Ed è proprio su questo termine che si è soffermata amaramente la nostra guida Maori.

Curioso come, anche questa volta (come nel caso della Bibbia o di moltissimi altri documenti fondamentali per la storia dell’uomo), tutto si basi su un errore di traduzione.

Gli astuti coloni inglesi, che avevano al tempo instaurato buone relazioni con le tribù Maori fondate sullo scambio di materiali di reciproco interesse, scrissero un trattato che sanciva la sovranità della regina, utilizzando nella versione inglese per l’appunto la parola “sovereignity”. Per paura che i capi tribù non firmassero il trattato, però, questa parola non venne tradotta con l’equivalente maori “mana”, bensì con una parola del tutto nuova, calcata a partire dalla parola inglese “governorship”, un termine che non indica in alcun modo il concetto di sovranità, quanto piuttosto la presenza di un governatore.
Fu così che i capi Maori firmarono il trattato e, con il passare degli anni, si resero conto di essere stati ingannati. Gli inglesi si appropriarono indebitamente di diversi diritti commerciali e governativi e fu così che la Nuova Zelanda divenne lentamente quella che è oggi, sebbene la presenza Maori sia ancora ben evidente e i Maori continuino a portare avanti con orgoglio le loro tradizioni.

Il museo annesso che abbiamo visitato ci ha inoltre permesso di scoprire molto di più su questa popolazione incredibile.

I Maori sono un antico popolo di esploratori provenienti dalla Polinesia e sono famosi per il loro carattere di guerrieri.
Il nome Maori è un aggettivo che sta a significare "ordinari, normali" in contrapposizione ai "Pakeha" che erano invece i forestieri europei. Nella lingua maori Nuova Zelanda si dice Aotearoa, un nome che deriva da una frase che la moglie di Kupe, il primo esploratore Maori arrivato nell’isola, pronunciò alla vista della grande isola: “He ao, he ao tea, he ao tea roa!”, ovvero “una nuvola, una nuvola bianca, una lunga nuvola bianca!”. Aotearoa è quindi la traduzione di “lunga nuvola bianca”.

I Maori credono in centinaia di dei diversi e sono devoti a tutto ciò che li circonda. Tutto per loro nasce dal padre cielo e dalla madre terra, che ebbero diverse decine di figli (tra cui la foresta, i pesci, gli esseri umani ecc.). Furono proprio questi figli e, in particolare, Tano, il dio della foresta, a voler separare i genitori avvolti tra di loro a formare un'unica notte fonda. E fu così che da quella unica notte si vennero a formare il cielo e la terra.
Tutte le altre creature e gli altri elementi della terra sono, per i Maori, ugualmente creature divine, ovvero figli o cugini o nipoti o comunque parenti del dio cielo e della dea terra (il fuoco, gli animali, l'aria, l'acqua ecc.).

Per questo motivo i Maori sono estremamente devoti alla terra e, in generale, alla natura.
La guida ci spiegava che all’arrivo di Cook, una truppa di ricercatori e scienziati inglesi iniziò a girovagare per tutta la Nuova Zelanda con l'obiettivo di raccogliere tutti i campioni di legno possibili. I ricercatori si permisero quindi di tagliare tronchi e alberi a proprio piacimento.
Immaginate come possono aver reagito i guerrieri Maori, che pregano la terra, a veder spezzare ingiustificatamente le creature di uno dei propri dei.

I Maori sono poi famosi per le loro danze e i loro canti potenti (le donne hanno una voce pazzesca!).
La loro danza, caratterizzata da numerosi movimenti dei muscoli facciali e colpi decisi su tutto il corpo, non è sempre e soltanto una danza di guerra, ma molte volte è più che altro una danza di sfida. Prima di accoglierti in una māra (casa comune Maori), la tribù sfida il capo tribù o il rappresentante dei nuovi arrivati per sincerarsi delle sue intenzioni: il tuo popolo viene in pace oppure no? In un preciso momento della danza, se il rappresentante fa un passo avanti significa che è pronto alla guerra, e così lo sono i Maori (se non di più).

I Maori del 21° secolo parlano perfettamente inglese e maori, continuano a tatuarsi il corpo rispettando le antiche tradizioni e si salutano sempre appoggiando la fronte su quella dell’altra persona.
La religione cattolica ha preso, ancora una volta, il sopravvento, ma non sono molto informata circa la situazione attuale in quanto a religione. So solo che con l’arrivo dei missionari inglesi molti Maori hanno iniziato a credere all’esistenza di un unico dio, per quanto questo all’inizio gli sembrasse assolutamente assurdo.

Potrei continuare a parlare dei Maori per ore, perché ne sono davvero affascinata e in un certo senso li ammiro.
Nel nostro road trip verso il sud che faremo fra qualche mese, però, avrò modo di raccogliere più informazioni e a quel punto saprò dirvi di più.
Per ora vi lascio con una citazione che ho trovato nel museo di Watangi relativa al modo in cui britannici e Maori vivono e percepiscono la terra:

“Māori and the British had very different ways of thinking about land. For Māori, the tribal group belonged to the whenua (land), and had responsibilities for it. For the British, land was a commodity that individuals could own and trade”
“I Maori e i britannici avevano due modi molto diversi di considerare la terra. Per i Maori, la tribù apparteneva alla whenua (la terra) e aveva delle responsabilità nei suoi confronti. Per i britannici, la terra era un bene che gli individui potevano possedere e commerciare”

Civiltà o inciviltà europea?

 

A presto Amici,

 

Marta

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Marta Volpi

Attratta dalle lingue straniere sin da piccola, la sua passione si concretizza all’età di 15 anni, quando compie il suo primo viaggio di tre mesi a Berlino, in una famiglia e in un contesto dove parlerà soltanto tedesco. Seguono continui viaggi di diversi mesi in Germania, che dureranno per tutta la carriera scolastica, universitaria e oltre, con esperienze a Berlino, Würzburg e Heidelberg. Sul fronte della lingua inglese, esperienze lavorative a Bristol (Inghilterra, tre mesi) e in Australia (Perth, Melbourne, otto mesi).

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