Road trip part 2: da Hastings ai Catlins

08 Aprile 2019
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Dear friends,
ci troviamo attualmente nel profondo sud della Nuova Zelanda, più precisamente nella riserva naturale dei Catlins.
Mentre aspetto che l’acqua per la pasta giunga a ebollizione, seduta in un parcheggio poco più in là del maestoso faro che abbiamo appena visitato, ne approfitto per raccontarvi di questa settimana appena trascorsa.

I primi giorni abbiamo percorso molte ore in macchina, partendo da Hastings, passando velocemente per Wellington, poi traghetto e poi dritti per la costa est fino alla prima vera sosta: Kaikoura.
In questo posto è avvenuto il nostro primo incontro con le buffe otarie australi. In particolare, in un pomeriggio in cui l’acqua non si era ritirata del tutto e i turisti non osavano bagnarsi i piedi, noi abbiamo provato a oltrepassare la scogliera fino a giungere, quasi in punta di piedi, a pochi metri da queste meravigliose creature.
Abbiamo visto i grandi riposare sotto il sole, stanchi dopo la nottata di caccia nel profondo mare, e i cuccioli giocare nelle pozze d’acqua rimaste tra le rocce.

Per almeno 20 minuti abbiamo osservato un cucciolo giocare e arrampicarsi con le pinne posteriori tenendo il muso immerso nell’acqua. Forse stava cercando qualche piccola preda o forse stava solo giocando. I cuccioli, in genere, sono più attivi perché per il primo anno di vita non vanno ancora a cacciare e se ne stanno tutto il giorno ad aspettare i genitori. Di solito si consiglia di non avvicinarsi per più di 10 metri a questi animali, poiché potrebbero mordere se si sentono attaccati o costretti in un punto senza via d’uscita. Il curioso piccolo, però, si è avvicinato a noi davvero tanto, a tal punto che Jof si è quasi spaventato e, alzandosi per allontanarsi, ha provocato la reazione opposta. Non appena vista la nostra sagoma in piedi, molto più grande di lui, il piccolo è scappato velocissimo tornando verso gli altri.

La “caccia” agli animali nel loro habitat naturale è proseguita ancora più a sud, in particolare nella Otago Peninsula, dove abbiamo visto a distanza di un metro gli impressionanti leoni marini (dal pelo lungo e il muso che sembra proprio quello di un leone) e... i pinguini più piccoli del mondo!

Per vedere i pinguini blu abbiamo pagato un centro di conservazione che organizza avvistamenti per 35 dollari a testa. Questi uccelli alti non più di 25 cm escono dall’acqua al tramonto (quando i loro predatori in terra ferma non possono più vederli) dopo una giornata a caccia di cibo in cui si allontanano fino a 25 km dalla costa.
Questa specie, così come tutti i pinguini, è fortemente a rischio.

Per spiegarne la causa principale, devo prima fare un passo indietro.
La Nuova Zelanda è una terra che si è staccata dalla Gondwana con molto anticipo rispetto alle altre terre dell’emisfero australe, rimanendo isolata per diverse ere. Prima dell’arrivo dell’uomo, in Nuova Zelanda non vi era alcuna traccia di mammiferi terrestri. Per questo moltissimi uccelli (kiwi, waka ecc.), abituati a cacciare a terra, hanno perso l’abitudine all’uso delle ali.
Ora, se avete un cane in casa e sapete come si comporta con i piccioni, potete facilmente immaginare quanto possa essere precaria la vita di un uccellino che non vola e che fuori dall’acqua fa pure fatica a camminare. Cani, gatti e molti altri animali rappresentano un’enorme minaccia per i pinguini, per i kiwi e per tutte le specie endemiche.
I conigli, che si riproducono alla velocità della luce, attirano cani e gatti e quindi sono anch’essi dannosi.
Per questo motivo, in Nuova Zelanda esistono numerose riserve naturali o associazioni che con cura cercano di proteggere queste specie e i cartelli con divieto d’ingresso ai cani sono praticamente ovunque.

Ho scoperto con molto interesse che il pinguino blu si è sviluppato in questi due colori per mimetizzarsi perfettamente con l'ambiente in cui si muove. Con la pancia bianca verso il basso, infatti, i predatori marini lo confondono con il cielo, mentre dall’alto si vede soltanto la schiena blu, che lo fa confondere con il mare.
Vederli uscire dall’acqua e camminare arrampicandosi verso i nidi è stata un’emozione grandissima.

Osservare gli animali e la natura in un ambiente pressoché incontaminato ti fa sentire piccolo. Personalmente, mi ricorda di quanto io sia solo una tra le tantissime creature dell’universo. E per quanto l’uomo si senta onnipotente, con le sue scoperte, le sue armi e le sue conquiste, non è nulla di fronte alla perfetta armonia della natura.

Tornando al viaggio, abbiamo continuato verso sud e, una volta a Christchurch abbiamo affrontato l’Arthur’s Pass attraversando la parte iniziale della catena alpina per approdare nella costa ovest e dirigerci verso Franz Josef, dove avremmo dovuto visitare i ghiacciai (ahimè in rapido scioglimento).
Solo una volta arrivati lì, però, abbiamo scoperto che il ponte crollato qualche settimana fa per la tempesta di pioggia era in effetti l’unico collegamento del paese verso sud. Trovandoci in prossimità delle Alpi, esistono solo tre strade per arrivare al sud. Senza ponte, quindi, non solo era bloccato l’accesso al sud (dove avremmo potuto vedere anche il ghiacciaio Fox), ma erano bloccati anche tutti i sentieri del Franz Josef.
Con immensa gioia, quindi, abbiamo ripercorso ben 4 ore verso nord, attraversato di nuovo l’Arthur’s Pass e, una volta tornati a Christchurch, ci siamo diretti verso Dunedin e l’Otago peninsula, di cui vi ho già parlato.

Oltre ai pinguini, la penisola è ricca di volatili particolari, spiagge meravigliose e in generale, insieme alla città di Dunedin, offre un’atmosfera davvero bella. Un luogo molto pulito e vivibile che, nella nostra classifica non ancora definitiva, si è conquistato il titolo di migliore centro cittadino della Nuova Zelanda.

Dall’Otago peninsula ci siamo poi spostati fin qui, nella riserva “The Catlins”.
Che dire… Le immense viste sul mare, il faro, il punto più a sud dell’isola sud della Nuova Zelanda da cui, a immaginarlo intensamente, si può quasi intravedere l’Antartide, le dolci colline verdi piene di pecore e mucche al pascolo e la quasi totale assenza dei turisti mi fanno affermare senza troppa esitazione che questo parco è un paradiso.
Ieri abbiamo anche visitato la foresta pietrificata del Giurassico, ovvero una foresta visibile con la bassa marea e risalente a 170 MILIONI di anni fa. Gli alberi, diventati pietre, sono chiaramente visibili e anche questa visita è stata molto emozionante.

Ora il viaggio continua per almeno un’altra settimana, finiremo il giro dell’isola sud e poi torneremo a nord per sbrigare le ultime cose.

Intanto vi abbraccio da questo posto incredibile e vi dico che mi sento felice.

Il mondo qua fuori è bellissimo!

A prestissimo,

 

Marta

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Marta Volpi

Attratta dalle lingue straniere sin da piccola, la sua passione si concretizza all’età di 15 anni, quando compie il suo primo viaggio di tre mesi a Berlino, in una famiglia e in un contesto dove parlerà soltanto tedesco. Seguono continui viaggi di diversi mesi in Germania, che dureranno per tutta la carriera scolastica, universitaria e oltre, con esperienze a Berlino, Würzburg e Heidelberg. Sul fronte della lingua inglese, esperienze lavorative a Bristol (Inghilterra, tre mesi) e in Australia (Perth, Melbourne, otto mesi).

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