Road trip part 3: dai Catlins ad Abel Tasman

15 Aprile 2019
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Cari Amici,
il traghetto ci sta riportando nell’isola nord e ne approfitto per raccontarvi dell’ultima parte del nostro “road trip” qui in Nuova Zelanda.
Vi avevo lasciato al meraviglioso parco nazionale dei Catlins, e quello che è venuto dopo non è stato certo da meno.

Lasciato il punto più a sud del sud, abbiamo proseguito verso una delle mete più gettonate del paradiso neozelandese: la regione del Fiordland. Come potrete intuire dal nome stesso, è la regione dei fiordi situata nella parte sud-occidentale dell’isola sud.
Per lo più inaccessibile via auto, esiste un’unica strada che permette di attraversare la meravigliosa foresta costeggiando diversi laghi e le imponenti montagne. La strada sale sempre più, fino ad attraversare un impressionante tunnel di 1,8 km, scavato sulla roccia di un monte davvero alto. Il tunnel è talmente piccolo e stretto che a confronto con il monte sembra essere stato scavato con uno stuzzicadenti.
Da lì, diversi tornanti portano a quello che è l’unico fiordo accessibile in auto: il Milford Sound.

Zona generalmente molto piovosa (pare che piova per 2/3 dell’anno) a causa dei venti umidi che soffiano dal Mar di Tasmania, a noi ha regalato due giornate di pieno sole.
Il fiordo è magnifico, indescrivibile a parole. L’acqua cristallina permette di vedere le otarie nuotare, a volte anche i delfini, mentre i ghiacciai dall’alto danno vita a cascate dall’acqua purissima, utilizzata dalla popolazione locale per bere, lavarsi e per produrre energia.
Il fiordo era ed è un posto sacro per i Maori e rientra, insieme a tutta la regione, tra i patrimoni protetti dall’UNESCO. Inoltre, è ricco di flora e fauna speciale (un simpatico weka, un uccello incapace di volare e molto simile al kiwi, ci ha fatto compagnia per tutta la sera mentre preparavamo la tenda per dormire).

Altrettanto degni di nota sono i vari percorsi a piedi che si snodano per tutta la regione.
Purtroppo, alcuni di questi erano chiusi al nostro arrivo, ma abbiamo comunque potuto cimentarci in una terribile salita della durata di due ore (sentiero praticamente non battuto, pieno di sassi e radici di alberi esposte). Per fortuna, però, la vista all’arrivo rende sensata anche la fatica peggiore. Un lago alpino magnifico, simile per panorama al fiordo visto il giorno prima, ma molto più esclusivo e ancora più pacifico. Al Lake Marian abbiamo visto il sole scendere e l’acqua cambiare colore, abbiamo sentito l’aria ghiacciarsi non appena il sole è scomparso e, dopo un po’ di sana respirazione, siamo tornati indietro (percorrendo lo stesso tragitto in discesa, quindi con meno fatica).

Dal Milford Sound siamo poi tornati indietro e abbiamo puntato la bussola verso nord, in direzione Queenstown, dove avremmo rivisto un caro amico conosciuto in ostello ad Auckland.
Jet ci ha ospitato per una notte nella sua casa dove vive con i suoi studenti (per un totale di 14 persone circa).
Queenstown è una bellissima città che davanti abbraccia un lago pulitissimo e dietro è protetta da montagne innevate.
Stranamente e a differenza di molte altre città più grandi e importanti, Queenstown si è rivelata essere una città molto vivace, piena di bar e pub aperti anche fino a tardi (siamo anche andati a ballare salsa!). Per questo, rientra fra le nostre città neozelandesi preferite a pari merito con Dunedin.
Well done Queenstown!

Tornando al viaggio, dopo aver salutato Jet e la città, ci siamo messi in moto e per due giorni abbiamo ripercorso tutta l’isola sud fino ad arrivare al parco nazionale di Abel Tasman, nella punta nord-ovest dell’isola.
Avevamo programmato di stare due giorni, ma una volta arrivati abbiamo scoperto che il parco non è accessibile in auto, bensì solo camminando. E il parco è davvero immenso!
Il sentiero che lo percorre tutto richiede dai 3 ai 5 giorni. Noi ci siamo limitati a camminare per circa 4 ore in un bel pomeriggio di sole.
Il parco consiste in una folta foresta che si affaccia sul mare, con calette e baie dall’acqua pulitissima.
Probabilmente una delle escursioni più belle della Nuova Zelanda da fare in estate, facendo un bagno tra una tappa e l’altra e dormendo in tenda nelle varie spiagge.
Al momento, però, qui è autunno e non è proprio il tempo ideale per fare bagni. Inoltre, non avevamo tutti questi giorni a disposizione, quindi ci siamo accontentati di una piccola passeggiata (anche se abbiamo praticamente visto un ventesimo di quello che c’era da vedere). L’altra opzione era prendere i “taxi boat”, ma avremmo comunque dovuto camminare per almeno 8 ore per poi farci rivenire a prendere.
Per quanto breve, la visita è stata comunque bellissima ed è un posto che raccomando altamente.

Da lì la strada è proseguita verso Picton, dove stamattina abbiamo ripreso il traghetto (stavolta con mare mosso e poco piacevole) che ci sta portando a Wellington.

Sta per iniziare la nostra ultima settimana in Nuova Zelanda e sono già in preda al bipolarismo da partenza (triste ma anche felice, felice ma anche triste). Presto rivedremo i nostri ex colleghi, venderemo la nostra piccola grande Audi e torneremo in aeroporto, pronti, anzi prontissimi, per la prossima avventura.

Scriverò il prossimo articolo fra circa 5 giorni. Devo salutare questo posto come si deve.

Quindi a presto, Amici miei, e un saluto dall’altra parte del mondo!


Marta

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Marta Volpi

Attratta dalle lingue straniere sin da piccola, la sua passione si concretizza all’età di 15 anni, quando compie il suo primo viaggio di tre mesi a Berlino, in una famiglia e in un contesto dove parlerà soltanto tedesco. Seguono continui viaggi di diversi mesi in Germania, che dureranno per tutta la carriera scolastica, universitaria e oltre, con esperienze a Berlino, Würzburg e Heidelberg. Sul fronte della lingua inglese, esperienze lavorative a Bristol (Inghilterra, tre mesi) e in Australia (Perth, Melbourne, otto mesi).

  • P. IVA: 03449380546
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