Hei konei ra, Aotearoa: ciao, meravigliosa Nuova Zelanda

20 Aprile 2019
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Cari Amici,
ci siamo. È giunto il momento di salutare questo splendido paese.
Vi scrivo dall’information centre di Rotorua, mentre aspettiamo il bus che ci porterà ad Auckland, da dove domani decollerà il nostro aereo.

Abbiamo appena venduto e salutato la nostra Audina, la più fedele compagna di viaggio, pagata appena 1000 euro, mai portata dal meccanico e sempre perfetta. Con lei abbiamo girato questo posto in lungo e in largo. Ci abbiamo dormito, mangiato, ci ha accompagnato a lavoro. Insomma, con lei se ne va un pezzo del nostro road trip.
Ma per ogni inizio c’è una fine, e questo è il momento di dire grazie a questa terra speciale.

La Nuova Zelanda è un paese che, nel mio caso, si è fatto scoprire poco a poco. Nessun “wow” all’arrivo, nemmeno nei due mesi di lavoro al nord. Bei paesaggi, sì, ma nulla di troppo diverso da casa o almeno così sembrava.
Ci dicevano che i kiwi (i cittadini neozelandesi) erano famosi per essere molto cordiali e aperti, ma lavorando in un ristorante dove la gente sembrava pretendere e basta, a noi non sembrava più di tanto.

Poi però, strada facendo, tutto si è rivelato magico.
È vero: dire che la gente è cordiale è poco. Per loro avere a che fare con giovani ragazzi zaino in spalla è normalissimo. I kiwi accolgono ogni anno milioni di viaggiatori di ogni tipo, hanno campeggi gratuiti o a basso costo, regole molto chiare per chi viaggia in camper o auto con tenda e tutto ciò che serve per visitare il paese in sicurezza.

Le loro strade sono eccezionali. Mai una buca, limiti accettabili e segnali chiarissimi (molti dei quali non direttamente riguardanti le norme stradali, come ad esempio l’invito a rimanere concentrati sulla strada, a prendere la curva in un certo modo, a fermare un amico che vuole guidare da ubriaco… “less fast means less harm”, “NZ streets are different, allow extra time” e così via). Purtroppo le strade neozelandesi sono molto diverse dalle nostre. Il paesaggio non consente di costruire autostrade o strade dritte a doppia corsia, quindi anche per i tragitti più brevi bisogna comunque percorrere strade con molte curve e a doppio senso di marcia, il che implica tempi di percorrenza molto più lunghi. Per questo non si vedono molte macchine sfrecciare. Inoltre, dato che gli abitanti sfiorano appena i 5 milioni, il traffico è pressoché inesistente.

I kiwi sono anche persone molto attente all’ambiente e alla natura. Sicuramente ci sono ancora molte questioni irrisolte legate allo sfruttamento della terra da parte degli agricoltori con i loro pascoli e in passato gli inglesi hanno letteralmente fatto fuori circa un terzo di tutta la vegetazione autoctona per fare spazio al bestiame, distruggendo per sempre l’ambiente tanto amato e rispettato dai Maori. Oggigiorno, però, gli sforzi per recuperare e preservare, per quanto possibile, la flora e la fauna di un tempo sono notevoli. In vita mia non ho mai visto parchi tenuti così bene. Quando siamo arrivati c’era una malattia che stava attaccando il Kauri, uno degli alberi più diffusi della Nuova Zelanda, quindi in ogni parco c’erano degli ingressi con tornelli dove era richiesto di pulirsi la suola delle scarpe con delle spazzole e con acqua e sapone. Dovevamo pulire le scarpe prima di entrare e prima di uscire in modo da limitare la diffusione della malattia.
In Nuova Zelanda, ovunque vai, troverai sempre un cartello dedicato ai cani. Il più delle volte si tratta di un divieto di accesso (i cani, i gatti e tutti i mammiferi terresti rappresentano un’enorme minaccia per i volatili e gli altri animali autoctoni del paese), oppure di accesso consentito purché al guinzaglio.
Insomma, non esiste un luogo dove l’ambiente non sia tutelato nella sua integrità.

E il risultato di questa attenta salvaguardia non può che essere eccezionale: la Nuova Zelanda regala paesaggi e scorci unici, con l’isola Nord caratterizzata dai suoi vulcani, i suoi laghi e i suoi fenomeni geotermici e l’isola sud ricca di fiordi, alpi, colline verdi e strade desolate.
Per non parlare degli animali. In queste settimane di viaggio abbiamo visto delfini, otarie, leoni marini, pinguini, weka, tui, gabbiani beccorosso, korimako, pukeko e moltissime altre splendide creature, tutte monitorate e protette per quanto possibile (oltre, ovviamente, alle classiche mucche, pecore, cervi, opossum ecc.).

I neozelandesi sono circondati dalla natura, si trovano lontano dal resto del mondo e sono davvero pochi. Potete quindi immaginare come la vita qui abbia un ritmo del tutto diverso. Gran parte di loro lavora nel settore agricolo, come contadino od operaio, ma questa cosa non è vista per niente male.
Ci sono poi le città, come Auckland, piene di cinesi che hanno deciso di investire in case e università e indiani nei ristoranti.

Ne deriva uno stile di vita molto rilassato, aperto alle novità e perlopiù lontano dalla logica del giudizio.
Qui puoi veramente camminare scalza (come tanto piace a me!) nei ristoranti o nei supermercati; nessuno ti guarderà storto, anzi… nessuno ti guarderà proprio. Ed è una sensazione bellissima.
Quante volte, in questi ultimi due mesi di vita in tenda e “on the road”, sono entrata in supermercati appena sveglia, con i calzetti di lana a righe celesti e viola dentro a infradito fucsia, due maglioni e un paio di pantaloni blu a righe bianche (senza fornire dettagli sulla faccia…).
Mi spiace ammetterlo, ma in Italia una cosa del genere non sarebbe proprio possibile. Il giorno dopo parlerebbero tutti di te (forse perché non hanno niente di meglio da fare, comunque fastidioso).

L’onda positiva neozelandese si percepisce ovunque: surfisti che si divertono in spiagge oceaniche mozzafiato, bambini scalzi per i parchi giochi (ogni città ne ha uno, anche la più piccola), viaggiatori che si lavano i denti nei bagni pubblici e gente che fa l’autostop.
I neozelandesi sono davvero un popolo rilassato e felice!

A tutto questo si aggiungono i Maori, con la loro cultura secolare fatta di miti che si intrecciano a realtà, di rispetto e tradizioni. La loro cultura si fonde ormai perfettamente con quella europea e questo rende la Nuova Zelanda una nazione ancora più ricca, in tutti i sensi.

In questo posto lascio un’altra parte di me. Ma non è tanto quello che lascio, quanto quello che prendo che fa la differenza. La Nuova Zelanda mi ha ricordato di quanto sia bello vivere delle semplici cose, di quanto sia bello non giudicare e non essere giudicati, di quanto “due cuori e una capanna” a volte sia davvero la cosa più grande che possa esistere.
La Nuova Zelanda mi ha detto che non esiste un’età per sposarsi o per crescere (e poi, che significa crescere?), che c’è sempre tempo per tutto, perché siamo noi a decidere cosa ci serve e quando.

Ho conosciuto persone in viaggio da 20 anni, altre appena partite, altre con una famiglia qui e altre che vogliono tornare. Ho conosciuto giovani e meno giovani, chi lascia alle spalle un periodo di dolore e chi si prepara ad affrontare il futuro.
Qui, nulla importa. Quando si viaggia, i viaggiatori lo sanno che non esiste una ragione valida per tutti e che ognuno, alla fine, è a suo modo alla ricerca di se stesso.

Sono partita per ritrovare una parte di me e questo paese mi ha aiutato in tutti i modi possibili.
Calma, pazienza, immensità, verde, azzurro, profondità e leggerezza… tutto in uno.

Grazie Nuova Zelanda per le tue terre e i tuoi colori, grazie per le anime che contieni, per i tuoi animali così fragili e degni di esistere. Quanto ho imparato da loro osservandoli attentamente!

Grazie per la tua gente, per i tenaci Maori e il loro modo di leggere le stelle, la loro empatia e il loro essere figli della terra.

Grazie per il modo in cui accetti il prossimo, per il modo in cui non tolleri che questo paese possa essere razzista.

Grazie, Nuova Zelanda, per i tuoi tramonti e le tue albe.

Grazie per i tuoi alberi, saggi e pieni di ricordi.

Grazie per il tuo accento curioso.

Grazie per essere stata il mio specchio, il mio braccio destro e il mio ossigeno.

Le mie parole non saranno mai abbastanza, ma in fondo a che serve dirlo a parole?
Domani l’aereo ci porterà in quel posto che i miei occhi sognano da ormai oltre tre anni.
Dicono che i sogni si avverano solo se ci credi. Bè, io non ho mai smesso di farlo, e non posso che essere pronta per questa nuova, grande, grandissima avventura.


Hei konei ra, Aotearoa!
And thank you, forever.

 

Marta

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Marta Volpi

Attratta dalle lingue straniere sin da piccola, la sua passione si concretizza all’età di 15 anni, quando compie il suo primo viaggio di tre mesi a Berlino, in una famiglia e in un contesto dove parlerà soltanto tedesco. Seguono continui viaggi di diversi mesi in Germania, che dureranno per tutta la carriera scolastica, universitaria e oltre, con esperienze a Berlino, Würzburg e Heidelberg. Sul fronte della lingua inglese, esperienze lavorative a Bristol (Inghilterra, tre mesi) e in Australia (Perth, Melbourne, otto mesi).

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