La Paz e il lago Titicaca

25 Maggio 2019
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Liebe Freunde,

questo articolo arriva in nettissimo ritardo, ma le settimane sudamericane passano a una velocità impressionante e, tra spostamenti in bus della durata di 13 ore e visite varie, non ho mai tempo di raccontarvi come sta andando.
Ora, però, ne approfitto di queste 21 ore di bus che da Cusco mi stanno portando a Lima per aggiornarvi quanto meno sull’ultima settimana boliviana.

Vi avevo lasciato a Sucre, provata da un’influenza intestinale abbastanza importante che, ahimè, è durata fino alla fine della nostra visita in Bolivia.
La città di Sucre, ufficialmente capitale della Bolivia, si è rivelata molto carina e vivibile.
A Sucre abbiamo avuto anche la possibilità di testare un ospedale boliviano, con Jof pieno di punture che gli provocavano un forte prurito da ormai due settimane. In ospedale ci hanno accolto molto velocemente. Dopo aver fatto il controllo generico con l’infermiera, abbiamo aspettato appena 10 minuti prima di entrare nella stanza del dottore che ha visitato Jof e gli ha prescritto una puntura di cortisone. Tranquilli, ora il peggio è passato. L’ospedale, per quanto non vantasse una pulizia degna di tali strutture, si è rivelato molto buono, con tempi di attesa brevi e personale gentile e competente.

Da Sucre ci siamo poi spostati verso la capitale de facto della Bolivia, ovvero La Paz. 'De facto' nel senso che la capitale ufficiale è Sucre, ma tutte le istituzioni e gli organi politici si trovano a La Paz e quindi di fatto la capitale viene considerata appunto La Paz.
A 4100 metri sopra il livello del mare, La Paz è la città più alta del mondo.
La prima impressione è stata, nel mio caso, abbastanza negativa.
Come per tutte le città della Bolivia, la prima cosa che si nota sono la povertà e la scarsa qualità della vita, con case fatiscenti, contadine per strada a vendere cibo in mezzo ai fumi delle macchine e tanto caos.
Tuttavia, come sempre nelle grandi città, i quartieri più ricchi contribuivano a equilibrare la situazione.
A La Paz avevamo prenotato tre notti ma, non essendo amanti delle città e tanto meno di quelle di questo genere, abbiamo rivisto i nostri piani anticipando la partenza di un giorno.

Nonostante il caos e la povertà della città, però, c’è stato qualcosa che ci ha colpito particolarmente.
La Paz è costruita letteralmente sopra alle Ande (nemmeno in una vera e propria valle, bensì proprio sulle montagne), tra salite e discese da inferno. Per questo, è stata dotata di 5 linee di una funivia di nuovissima generazione. Come da noi nelle Alpi, anche a La Paz è possibile spostarsi da un punto a un altro della città tramite questi “ovetti” colorati. Ogni linea ha un colore diverso e copre una determinata area della città. Proprio come nel caso delle metropolitane.
Pagando un biglietto unico equivalente a poco più di un euro, ci siamo girati tutta la città in funivia, godendo di viste spettacolari che ci hanno permesso di farci un’idea molto migliore di dove ci trovavamo.
Dall’alto abbiamo visto una città immensa, quartieri colorati, mercati, campi da calcio, grattacieli e concerti in corso, giungendo alla conclusione che La Paz è una città molto variegata ed eterogenea, con zone estremamente ricche contrapposte ad altre estremamente povere.

A parte il giro in funivia e un tour della città con una guida estremamente poco preparata, a La Paz non abbiamo fatto nulla di troppo interessante.

La cosa è cambiata quando ci siamo spostati verso il confine con il Perù, più precisamente quando siamo giunti a Copacabana e, subito dopo, all’isola del Sole nel mezzo del lago Titicaca.
Secondo la leggenda Inca, è qui che il dio Sole mandò due uomini per civilizzare quelli che si consideravano gli uomini “primitivi”. È in mezzo al lago Titicaca, quindi, che nasce la cultura Inca a tutti gli effetti.
Anche il lago si trova a oltre 4000 metri sul livello del mare e le isole sono vere e proprie montagne. Basta pensare che per arrivare al nostro hotel siamo saliti diverse centinaia di metri nel giro di appena un chilometro. Per intenderci, solo gradoni in salita. La vista, però, era mozzafiato e il paesino di Yumani molto accogliente.

Quando si viaggia zaino in spalla per diversi mesi, è impossibile calcolare tutto. E io, pur leggendo guide e indicazioni su internet, non avevo calcolato una piccola cosa: il conflitto interno all’isola.
La Isla del Sol è la più indicata per passare un po’ di tempo nel lago Titicaca, ma sono ormai tre anni che l'isola è chiusa per due terzi della sua superficie. Al nord, infatti, il conflitto scoppiato tra due paesini ha reso inaccessibili i sentieri principali (e i più belli).
A quanto pare, il paesino di Challa, situato nel mezzo dell’isola, voleva beneficiare dello stesso turismo delle due comunità portuali di Yumani e Challampapa e per questo, un bel giorno, le famiglie del posto hanno deciso di costruire una struttura ricettiva molto vicino a una delle rovine Inca presenti nell’isola.
Al paesino di Challampapa, tanto turistico quanto Yumani al sud, la cosa non andava bene perché le famiglie ritenevano che si stesse costruendo a una distanza dal sito storico non consentita dalla legge.
Dopo diversi tentativi di trovare una soluzione per vie diplomatiche e al veder fallita ogni possibilità, un bel giorno i rappresentanti di Challampapa hanno deciso di rimuovere la struttura... facendola esplodere.
Da quel giorno, le famiglie di Challa, adiratissime, hanno bloccato tutti i punti di accesso dell'isola verso nord, provocando così un calo del turismo del 60%. Inoltre, gli abitanti di Challampapa, non potendo più passare per l’entroterra, sono costretti ad aspettare il traghetto due volte a settimana per spostarsi un minimo dalla loro realtà.

Questo conflitto interno di cui non ero assolutamente a conoscenza ha limitato moltissimo i nostri piani sull’isola, dato che i percorsi più interessanti si trovano tutti al nord e noi eravamo costretti a restare a sud.
Tuttavia, ne abbiamo approfittato per rilassarci un po’, vedere qualche tramonto spettacolare e osservare a lungo i contadini mentre raccoglievano la quinoa, tornavano dal lavoro dei campi con i loro asini carichi di sacchi o accompagnavano lama o pecore al pascolo.

Dall’Isla del Sol siamo poi tornati mezza giornata a Copacabana, da dove abbiamo preso il bus che ci ha portato ad Arequipa in Perù, permettendoci di passare il confine pronti per un’altra magnifica nazione.

Ma del Perù vi racconterò meglio nel prossimo articolo.
Per ora vi saluto e vi mando un forte abbraccio,

Marta

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Marta Volpi

Attratta dalle lingue straniere sin da piccola, la sua passione si concretizza all’età di 15 anni, quando compie il suo primo viaggio di tre mesi a Berlino, in una famiglia e in un contesto dove parlerà soltanto tedesco. Seguono continui viaggi di diversi mesi in Germania, che dureranno per tutta la carriera scolastica, universitaria e oltre, con esperienze a Berlino, Würzburg e Heidelberg. Sul fronte della lingua inglese, esperienze lavorative a Bristol (Inghilterra, tre mesi) e in Australia (Perth, Melbourne, otto mesi).

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