Il Perù meno conosciuto: la Cordillera Blanca e Trujillo

03 Giugno 2019
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Dear friends,

eccomi con il secondo articolo sul Peru.
Adesso che ci penso, forse prima non vi avevo raccontato di una piccola curiosità. Si sa che in Sudamerica gran parte delle città portano i nomi delle città europee (in particolare spagnole) da cui provenivano i conquistatori (sempre ad eccezione di quelle che hanno mantenuto il nome quechua, che però non sono molte, come ad esempio Cusco, il Machu Picchu e poche altre).

Oltre a ciò, la piazza principale di TUTTE le città del Perù si chiama sempre e comunque “Plaza de Armas”. Fantasia, vero? Vabè, almeno se doveste venire in Perù e non ritrovare la strada per il centro, potete stare tranquilli e chiedere “donde està la plaza de Armas?”.
Curiosità a parte, ripartiamo da dove eravamo rimasti, ovvero Cusco in Perù.

Da Cusco abbiamo preso un lunghissimo bus di 20 ore circa verso la capitale del paese, Lima.
Il programma era di restare giusto una notte per permetterci di riposare in un letto normale.
E così è stato. Non ci piace perdere troppo tempo nelle grandi capitali, soprattutto in quelle sudamericane, piene di tassisti impazziti, cibo per strada affumicato dalle scie nere delle auto e palazzoni governativi.
Per quel poco che abbiamo potuto vedere, Lima non rientra tra le peggiori capitali sudamericane, ma resta comunque una città come un’altra.
Un’altra parentesi curiosa che posso offrirvi riguarda l’uso compulsivo del clacson da parte dei peruviani. Non importa che tu sia un tassista o un privato, che voglia far sapere ai turisti che sei libero o che voglia semplicemente evitare una persona per strada, il peruviano in macchina dovrà sempre e comunque suonare il clacson e farlo per la durata di un semplice tocco. Immaginate di camminare tutto il giorno con il sottofondo di “bip”, “bip bip”, “bip”. Da diventare matti!
E anche se gli dici di no, che non ti serve un taxi perché ti stai semplicemente godendo la tua cavolo di passeggiata, loro ti "bip-bipperanno" per tutto il tratto in cui la tua sagoma sarà ancora visibile dalla loro auto, a volte si fermeranno pure, aspettando chiaramente un tuo NO deciso e cattivo.

Parentesi critica (e divertente) conclusa, da Lima ci siamo diretti a Huaraz, cittadina immersa nella Cordillera Blanca del Perù, la catena montuosa più alta del paese (con vette sopra i 6500 m slm) e ricoperta (ancora per poco) da ghiacciai perenni.
Huaraz, di per sé, è una cittadina abbastanza brutta e povera, ma è un ottimo punto di partenza per fare dei trekking in giornata nelle montagne vicine.

Da Huaraz abbiamo appunto prenotato il tour per la Laguna 69, in assoluto il trekking più faticoso di questi otto mesi di viaggio.
Dopo il Tongariro in Nuova Zelanda e la montagna arcobaleno a Cusco pensavo di essere ormai pronta a qualsiasi impresa, invece no. Nonostante l’altitudine questa volta fosse “solo” di 4600 m slm (a differenza dei 5000 della montagna) e nonostante la salita non fosse ripida come quella del Tongariro, il tragitto di cinque ore totali (tre all’andata e due al ritorno) era costantemente in pendenza. Le tre ore di andata erano tutte in salita e con ghiaia (che rende il tutto molto più faticoso, sia in salita che in discesa) e quando sono arrivata in cima mi sentivo davvero male per l’altitudine e la fatica.
La vista, però, era impagabile. La laguna è di un azzurro topazio, un’acqua purissima che viene direttamente dal ghiacciaio che la sovrasta e che scende tramite una cascata che rende il quadro ancora più peculiare.
Come tutti i trekking che richiedono estrema fatica e offrono finali mozzafiato, l’esperienza è stata a dir poco eccezionale.

Appena il tempo di riposare una notte e il giorno seguente abbiamo fatto il tour al ghiacciaio Pastoruri. Un muro di ghiaccio alto almeno dieci metri (se non di più… non sono brava a misurare a occhio) ci aspettava al termine di una camminata abbastanza pianeggiante della durata di 45 minuti. Questo tour mi ha messo tanta tristezza, perché il parco, ormai protetto dal governo peruviano, segnala con diversi cartelli la retrocessione dei ghiacciai rispetto al livello di 30 e 20 anni fa... e la cosa fa davvero paura!
Per quanto il cambiamento climatico possa essere causato anche da fattori naturali, il contributo dell’essere umano è chiaramente visibile. Si stima che fra dieci anni il ghiacciaio Pastoruri non ci sarà più e si sostiene che il problema sia stato causato in parte anche dai residui di plastica lasciati dalle persone nel corso degli anni (se si copre un blocco di ghiaccio con della plastica e lo si lascia sotto il sole, questo non farà che sciogliersi). La conseguenza dello scioglimento dei ghiacci in quel contesto specifico è un cambiamento totale dell’ecosistema circostante, che minaccia la vita delle specie animali e vegetali endemiche vissute lì per milioni di anni.
La cosa ancora più scioccante che ho scoperto parlando con la nostra guida è che dietro al ghiacciaio è attiva un’industria mineraria che estrae i minerali anche tramite esplosioni. Tali esplosioni spaccano il ghiaccio e aumentano la velocità con cui questo si scioglie.
Il governo peruviano, a quanto pare, non può farci nulla perché la ditta sembra aver firmato il contratto pluriennale prima che il parco venisse creato.
E quindi, come dice Greta Thunberg, il cambiamento climatico esiste e tutti dovrebbero andare a vedere almeno una volta nella vita un ghiacciaio che sta morendo, per rendersi conto della gravità della situazione.

Tornando al nostro viaggio, da Huaraz ci siamo spostati a Trujillo, cittadina a nord del Perù che si affaccia sul mare, dove il caldo agita gli animi e alla radio si iniziano già a sentire salsa e cumbia.
Una cittadina discreta, senza particolari attrazioni degne di nota, ma importante per visitare i vari siti archeologici che la circondano e che appartengono alle culture pre-Inca Moche e Chimu.
È da culture come queste che gli Inca hanno ripreso le conoscenze sul sole e sulle stelle. Visitando il Chan Chan e gli altri siti dell’area, infatti, è impressionante rilevare come questi popoli vissuti nei primi anni dopo Cristo avessero già chiaro il funzionamento della terra, del sole e delle stelle e costruissero tutto sulla base di tali elementi.

Chan Chan, la città di “adobe” (fango/argilla) appena fuori Trujillo, è ancora oggetto di ricerca e pulizia archeologica, con scavi che proseguono dagli anni ’80 e che riveleranno con il tempo altrettante città e monumenti.

Non abbiamo dedicato molto tempo alle civiltà pre-Inca (anche perché sono centinaia), ma se ne avessimo avuto la possibilità lo avremmo sicuramente fatto, perché è da lì che parte la storia delle nazioni che conosciamo oggi.

Infine, da Trujillo abbiamo preso due bus (per un viaggio durato un giorno e mezzo), attraversando la frontiera con l’Ecuador per poi arrivare a Quito, da cui vi sto scrivendo ora.
Domani saremo nell’Amazzonia ecuadoriana, con uscite notturne per avvistare anaconda, scimmie, caimani e delfini rosa. Il tour prevede anche la visita a una tribù amazzonica e l’incontro con uno sciamano.
Si prospettano grandi cose!!!

Vi aggiornerò quando avrò di nuovo tempo, internet e voglia di scrivere :)

A presto,

 

Marta

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Marta Volpi

Attratta dalle lingue straniere sin da piccola, la sua passione si concretizza all’età di 15 anni, quando compie il suo primo viaggio di tre mesi a Berlino, in una famiglia e in un contesto dove parlerà soltanto tedesco. Seguono continui viaggi di diversi mesi in Germania, che dureranno per tutta la carriera scolastica, universitaria e oltre, con esperienze a Berlino, Würzburg e Heidelberg. Sul fronte della lingua inglese, esperienze lavorative a Bristol (Inghilterra, tre mesi) e in Australia (Perth, Melbourne, otto mesi).

  • P. IVA: 03449380546
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